Profughi, rivolta dei sindaci. «Pronti a dimetterci»

PADOVA.Sindaci in rivolta. Sindaci pronti a dimettersi in dissenso verso la politica di accoglienza delle centinaia di profughi che continuano a sbarcare sulle coste italiane. Primi cittadini come Francesco Vezzaro (Partito Democratico), che da quattro anni amministra Vigodarzere, pronti a togliersi la fascia tricolore dalla spalla e a riconsegnarla alla Prefettura. Si sentono soli ad affrontare un’emergenza dalle dimensioni planetarie.
«La decisione unilaterale delle Prefetture di individuare dei siti di accoglienza, senza interpellare i sindaci, ci impedisce di garantire sicurezza e igiene pubblica» aveva dichiarato ieri mattina Vezzaro, con le dimissioni in mano. Dichiarazione che ha avuto un rapido e diffuso effetto a catena: Vezzaro ha, infatti, incassato prima la solidarietà del governatore del Veneto Luca Zaia, poi dei sindaci di Padova, Massimo Bitonci e di Loreggia, Fabio Bui. E via via di decine di altri primi cittadini, tutti pronti a dimettersi. Scatenando, di fatto, una bufera che non si è sopita nemmeno nel pomeriggio, quando Vezzaro è stato (di fatto) costretto a revocare le dimissioni dai vertici del suo partito che lo hanno rassicurato che a Vigodarzere non arriverà alcun profugo.
Che il Pd sia spaccato sul fronte profughi lo conferma anche l’appoggio incassato da Vezzaro del vicesindaco della vicina Cadoneghe, Mirco Gastaldon, candidato alle regionali col Pd, che ha ribadito il suo “no” all’accoglienza senza progettualità di integrazione e sostegno economico. Che la questione profughi in Veneto e a Padova sia diventata una bomba a orologeria anche in chiave elettorale, pronta a scoppiare, frantumando coalizioni e i partiti più eterogenei. L’affaire Vezzaro ne è l’esempio emblematico. A far scattare nel sindaco di Vigodarzere la decisione di rimettere il proprio incarico è stato il sopralluogo effettuato giovedì sera del viceprefetto, con Vigili del fuoco e Croce rossa, all’ex deposito missilistico dell’Aeronautica, in disuso dal 2008. Sito che la Prefettura aveva giudicato idoneo ad accogliere almeno un centinaio di profughi, ma su cui il Comune da anni investe: rimesso a nuovo dai volontari di Protezione civile, custodisce i loro mezzi, insieme a centinaia di sacchi di sabbia del Genio civile, da utilizzare durante le alluvioni dell’intera provincia.
Questo lo scopo cui pensava di riconvertirlo il Comune di Vigodarzere, che attendeva di poterlo avere in concessione dal Demanio dello Stato. Poi nel pomeriggio il dietrofront. «Nel tardo pomeriggio mi è giunta rassicurazione dai parlamentari padovani e dalla Prefettura che nessun profugo è in procinto di arrivare a Vigodarzere», ha precisato Vezzaro. «In virtù di questa comunicazione, ho ritirato le dimissioni. Ciò non significa che, salvato il mio Comune, il mio impegno verrà meno: in estate solitamente gli sbarchi aumentano in maniera esponenziale. Serve con urgenza una politica di condivisione europea e la revisione delle nostre leggi». La prevista manifestazione d’appoggio alla presa di posizione di Vezzaro, programmata dal Pd alle 17 in piazza Bachelet, avrà comunque luogo, non come corteo fino al deposito dell’Aeronautica, bensì come un incontro-confronto pubblico sui temi dell’immigrazione e dell’emergenza profughi.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova











