Ecco il progetto di sensibilizzazione contro le mutilazioni genitali femminili: «Episodi anche a Padova»

L’assessora Piva: «Andremo nelle scuole per formare maestri e professori». Entro aprile verrà selezionata l’associazione che porterà avanti le iniziative

Marta Randon
Bambine accompagnate a scuola: Palazzo Moroni promuove una campagna contro le mutilazioni
Bambine accompagnate a scuola: Palazzo Moroni promuove una campagna contro le mutilazioni

Marta Randon

«Le mutilazioni genitali femminili sono un problema che non riguarda solo i Paesi lontani – afferma l’assessora alle politiche educative e scolastiche Cristina Piva –. Chi le ha subite vive qui, nelle nostre comunità, nei nostri quartieri. Negli ospedali arrivano donne incinte con le parti intime parzialmente cucite. Le bambine d’estate vengono portate nella loro terra d’origine e tornano in città rovinate per sempre. Queste pratiche non dovrebbero essere fatte a Padova, ma è difficile escludere che accada anche qui. È una questione di cultura e consapevolezza, è necessario intervenire».

Padova è capofila in Veneto di un progetto per la formazione e prevenzione delle pratiche lesive dei genitali femminili che sono ancora diffuse in molti Paesi del mondo – soprattutto in Africa e Asia – dove milioni di bambine e ragazze vengono sottoposte a violenze che segnano la loro intimità in modo irreversibile. La religione non c’entra, la pratica deriva da cultura e tradizione.

Il progetto

Il progetto è della Regione Veneto che, per il biennio 2026-2027, finanzia l’amministrazione con circa 270 mila euro per le realizzazione di «percorsi educativi, in particolare nelle scuole, e iniziative di sensibilizzazione al di fuori del contesto sanitario, da sviluppare sull’intero territorio regionale, valorizzando esperienze e reti già attive in alcune aree».

Informazione e formazione, quindi, di insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, ma anche di donne e giovani donne straniere raggiungendole nelle varie comunità della città.

Imprese, cooperative sociali ed enti del terzo settore interessati hanno tempo fino al 9 aprile per presentare in Comune il loro progetto che coinvolgerà tutti i capoluoghi veneti. Il settore servizi scolastici valuterà e deciderà a chi affidare l’incarico. Le iniziative di formazione e sensibilizzazione prenderanno il via a maggio. Il progetto, di ampio respiro, coinvolge vari enti tra cui Questura, Azienda Ospedale Università, Medici pediatri del Veneto, Ordine delle ostetriche, Ufficio scolastico regionale, Auser e Fism. È prevista anche una parte rivolta al mondo sanitario con la formazione del personale delle aziende Uls del Veneto finanziata con fondi ad hoc.

L’infibulazione

Le mutilazioni genitali sono una pratica raccapricciante. Ce ne sono di vari tipi: dall’asportazione parziale o completa del clitoride fino all’infibulazione o «circoncisione faraonica», la più praticata. «Parliamo di una violenza di genere vera e propria», sottolinea Piva.

Realtà presente anche in città

In città le comunità straniere si concentrano un po’ dappertutto: Padova ovest, Arcella, Guizza, Portello, Mortise, Torre. «Ci sono mamme che non si integrano, che sono chiuse in casa, che frequentano solo persone della stessa comunità. Se appartengono a un particolare etnia sono loro che tramandano la pratica alle figlie. Solo lavorando nei quartieri con i mediatori culturali e con insegnanti preparate, capaci di intercettare situazioni a rischio, possiamo far emergere il problema» afferma l’assessora.

Egitto, Somalia, Mali

Secondo l’Istat e i dati del Ministero dell’Interno in Italia vivono circa 87 mila donne che hanno subito mutilazioni genitali e oltre 7.600 bambine sono a rischio, principalmente provenienti da Egitto, Nigeria, Senegal, Somalia e Sri Lanka. L’obiettivo è lavorare sulle nuove generazioni.

«Sembra una battaglia contro i mulini a vento, ma non dobbiamo rimanere spettatori impassibili, bisogna lavorare sul lungo periodo, senza giudicare. Se anche salviamo una sola bambina abbiamo fatto il nostro lavoro», conclude Cristina Piva.

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