Quando Azzo VI d’Este invitava i trovatori

Figura di rilievo nella storia della Marca Veronese, pedina molto attiva nella scena politica europea e nelle vicende tra Papato ed Impero, ma anche promotore della letteratura trobadorica e degli stili di vita cortese, capace di rendere Este e la Bassa Padovana un centro di cultura di rilievo continentale. Azzo VI, marchese d’Este (1170-1212), è certamente una delle figure più importanti della storia atestina. Ieri la città ha voluto rinnovare la memoria del marchese dedicandogli, in occasione dell’ottocentenario della morte, un convegno di indubbia qualità, organizzato dal Comune di Este, dalla rivista “Terra e Storia” e patrocinato anche da Unesco e Comune di Ferrara. Particolarmente efficace ed originale è stata l’indagine su Azzo VI offerta da Gianfelice Peron, docente di filologia romanza dell’Università di Padova. Questi ha concentrato l’attenzione sul mecenatismo del marchese, capace di dare vita ad una delle corti più vive del Settentrione, ricettacolo di decine di poeti trovatori provenienti dalla Provenza e protagonisti di quell’andar per corti in cerca di «gioia, feste e sicurezza», come recitava Bertran de Born. Ad Este, tra il castello marchionale e Calaone, arrivò anche Aimeric de Peguilhan (1175 ca.-1230 ca.), ospite di Azzo VI e della figlia Beatrice (la cui bellezza è celebrata anche dal trovatore italiano, originario di Bologna, Rambertino Buvalelli) e che ad Azzo VI dedicò soprattutto un compianto in occasione della morte. «Es mortz lo pros marques d’Est», è uno dei versi scritti dal trovatore per l’Estense. La morte di Azzo VI rappresenta per i poeti provenzali di casa ad Este una tragedia, tanto che Aimeric arriva persino a creare un’iperbole in cui si invitano trovatori e giullari al suicidio, tanto era lo sconforto per la scomparsa del signore così sensibile. E, viene da dire, così lungimirante da capire che anche la poesia poteva essere strumento di potere. In realtà la corte degli Estensi continuerà a rimanere culla della poesia trobadorica ancora per molti anni: e così Calaone verrà cantato come il “castello bello e buono”, mentre Giovanna d’Este sarà donna attorno a cui saranno cucite decine di canzonette, celebrata dai trovatori come una delle “madonne” più incantevoli dalla Toscana alla Catalogna. Una donna di casa Estense, Cubitosa d’Este, finirà anche in una canzone di marca trobadorica dalla tematica scabrosa, segno di un inevitabile decadimento della poesia provenzale. Ma Azzo VI non è ricordato solo per lungimiranza e successi. Come ha esposto il medievalista Gian Maria Varanini, deall’Università di Verona, il marchese è stato anche protagonista di un profondo fallimento politico: gli Estensi, che pur da Este hanno ottenuto la signoria di Ferrara e che si sono legati ai più importanti casati europei (non ultimi gli Hannover, e di conseguenza i Windsor, come ha spiegato la professoressa Silvana Collodo), hanno fallito il progetto di controllo politico di città come Verona, Vicenza e Mantova. Fallimenti che, in realtà, hanno rilanciato gli Estensi verso un nuovo periodo di fortuna.
Nicola Cesaro
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