«Qui è nato l’Ulivo con la giunta Dc-Pds nel lontano 1992»

Il vero “padre” dell’Ulivo non è Romano Prodi ma Paolo Giaretta, che nel 1992 decise di rompere con il Psi per formare una giunta Dc-Pds, con gli eredi del post comunismo, guidati da Flavio Zanonato....

Il vero “padre” dell’Ulivo non è Romano Prodi ma Paolo Giaretta, che nel 1992 decise di rompere con il Psi per formare una giunta Dc-Pds, con gli eredi del post comunismo, guidati da Flavio Zanonato. Giaretta, senatore di Ppi e Pd per tre legislature, ricorda quella stagione segnata dalla nascita del nostro giornale. «Il mattino di Padova è nato quando c’era la Prima Repubblica con i partiti storici del Novecento, la Democrazia cristiana e la sinistra storica ancora forte. Si usciva dalla stagione del terrorismo con l’inchiesta del 7 Aprile e il caso Negri ma c’era anche la destra ben attiva».

Sono stati anni di profondi cambiamenti. Il suo bilancio?

«Positivo. Padova è sempre stata un laboratorio di novità, negli anni Sessanta fu una delle prime città a sperimentare la collaborazione tra Dc e Psi e trent’anni dopo abbiamo aperto la strada in Italia alla collaborazione organica tra la Dc e gli eredi del partito comunista, allora Pds».

Insomma l’Ulivo nasce qui e non a Bologna?

«Certo. Nel 1992 facciamo con Flavio Zanonato un’inedita giunta Dc-Pds. Non pensavamo durasse così tanto, per me era una sfida scaricare i socialisti con la Dc riottosa, ma non è stato facile neanche per Zanonato convincere i postcomunisti a entrare al governo con il nemico storico. Questa “sperimentazione” è durata così tanto che Zanonato ha fatto il sindaco per 17 anni. Con orgoglio posso dire che non solo l’Ulivo ma anche il primo nucleo del Pd è nato a Padova».

Non c’è stato un eterno regno ulivista, la destra ha fatto breccia un paio di volte in quarant’anni: come mai?

«È vero. Giustina Destro è una signora che non ha mai fatto politica, si presenta nel 1999 e riesce a sconfiggere il buon governo del centrosinistra. Dura poco ma ce la fa a battere Zanonato. E l’altra frattura è con Massimo Bitonci quattro anni fa, con la Lega che sfonda a Padova ma è un successo effimero perché nel 2018 il civismo di Giordani torna a conquistare palazzo Moroni ».

Sul piano elettorale resta però una città divisa a metà: come mai?

«Dopo la fine della Prima Repubblica Padova a ogni elezione si conferma in perfetto equilibrio tra centrodestra e centrosinistra, la differenza è legata alla qualità dei candidati che si presentano».

Quanto incide la narrazione della politica?

«I media hanno un ruolo fondamentale nel racconto. La vittoria di Bitonci avviene nella fase più dura di tensione sociale e di degrado di Padova. Io nel 1987 divento sindaco con un grande risultato anche grazie alla narrazione positiva che il mattino in quegli anni fece della città appena uscita dalla stagione del piombo».

Questa città è pronta per i grillini che sono l’ultima novità della Seconda Repubblica? O riuscirà a sopravvivere il civismo di Giordani?

«Padova è singolare, ha una forza tranquilla ma aperta all’innovazione e quindi tutto è nelle mani di chi la amministra. Se il civismo di Giordani saprà risolvere le questioni avrà un futuro, oppure finirà per prevalere ancora la voglia di cambiare. Non so dire se fra quattro anni il M5S godrà di questo grande consenso. Io mi auguro che il Pd possa riscoprire la vera passione per la politica e sappia uscire dalla crisi. Voglio dare retta al cuore anche se il pessimismo della ragione mi invita alla cautela».

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