«Racconti Cortinesi» Mariotti svela certe vite private

Maria Irma Mariotti ha legato a Cortina una parte importante della sua attività di giornalista e scrittrice. Perché a Cortina è nata, anche se vive a Padova, ma soprattutto perché Cortina è stata...

Maria Irma Mariotti ha legato a Cortina una parte importante della sua attività di giornalista e scrittrice. Perché a Cortina è nata, anche se vive a Padova, ma soprattutto perché Cortina è stata negli anni un palcoscenico su cui è stata rappresentata l’Italia che cambiava. In meglio o in peggio Maria Irma Mariotti non lo dice, anche se i suoi “Racconti cortinesi” (che presenta oggi alle 18 al museo d’Arte Moderna di Cortina) non sembrano fare grandi sconti. Certo c’è la bellezza delle montagne, l’incanto di certe baite e di certi boschi, ma nel suo libro Maria Irma Mariotti si concentra soprattutto sui frequentatori di Cortina, quel bel mondo vero o presunto che ne ha decretato il successo, ma qui viene fotografato soprattutto al negativo. “Racconti Cortinesi” (Cleup, p.122, 13 euro) viene a dieci anni dal precedente libro di racconti di Maria Irma Mariotti ed anche questo contiene tre racconti, due lunghi, uno molto breve. Nel primo, “Storia privata” la Cortina dei locali notturni e la terrazza del Posta sono lo sfondo colorato di una storia cupa, in qualche modo violenta, come se Maria Irma Mariotti avesse deciso di svelare quel lato oscuro della mondanità che le cronache spesso non raccontano. Storia di arrivismi e di perdizione, in un’Italia che non è quella di oggi, ma che non si discosta molto. Perché l’autrice è anche memoria storica di Cortina e del suo mondo ed ha visto anno dopo anno vite splendere ed altre accartocciarsi su se stesse ed implodere. E di questo segno è anche il secondo dei racconti, che si muove tra cortina e Padova, e racconta altri fallimenti esistenziali, mascherati tra belle ville ed auto di lusso. Lo sguardo di Maria Irma Mariotti non giudica, ma non è cinico, non si rassegna ad accettare quel che non dovrebbe accadere, ed il racconto diventa così un modo di non buttare sotto il tappeto la polvere delle tragedie che il palcoscenico cortinese si rifiuta di vedere. Anche le piccole tragedie dell’ambizione, come nel terzo racconto, meno drammatico degli altri due, eppure dolente nel suo raccontare la voglia di essere altri da quel che si è. Perché Cortina porta anche a questo.

Nicolò Menniti Ippolito

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