Nella rapina gli taglia i tendini, condannato a 5 anni
Il colpo era avvenuto nel 2024 a Chiesanuova. L’imputato si era impossessato di una bici elettrica: il padre della vittima lo scoprì dopo 5 giorni

Un atto di violenza feroce che ha lasciato nello sgomento. È stato condannato a cinque anni e un mese di reclusione, oltre a 1.000 euro di multa, Sabeur Hedfi, tunisino, riconosciuto colpevole di rapina e lesioni aggravate ai danni di un operaio marocchino incensurato. La pena, pronunciata dal collegio presieduto dal giudice Mariella Fino, è inferiore rispetto ai sette anni richiesti dal pubblico ministero Benedetto Roberti, titolare del fascicolo, ma tiene conto della brutalità dell’azione compiuta.
I fatti risalgono al 4 gennaio 2024 e si sono consumati in un’area verde di Chiesanuova. Hedfi, secondo quanto ricostruito durante il processo, avrebbe preso di mira la bicicletta elettrica sulla quale si trovava la vittima. Senza esitazione, ha spezzato una bottiglia di vetro di superalcolico, trasformandola in un’arma letale. Con i frammenti taglienti ha reciso i tendini della mano destra dell’operaio, infliggendo ferite profonde e dolorose pur di impossessarsi del mezzo. Un gesto deliberato e crudele, che ha lasciato la vittima con lesioni guaribili in oltre quaranta giorni e un trauma psicologico non trascurabile.
La fuga di Hedfi non è durata a lungo. Cinque giorni dopo l’aggressione, il padre della vittima ha notato la bicicletta del figlio in piazzale Stazione e ha allertato i carabinieri. I militari hanno sorpreso il tunisino mentre era tranquillamente in sella al mezzo rubato, come se nulla fosse accaduto, dimostrando la disinvoltura con cui aveva compiuto il crimine. Durante il processo, Hedfi ha cercato di sostenere la tesi dell’acquisto legittimo della bicicletta, facendo testimoniare un pregiudicato a suo favore. L’uomo ha dichiarato che il mezzo non era frutto di rapina, ma la sua versione non ha trovato credito nel collegio giudicante. La ricostruzione dei fatti, supportata dalle indagini dei carabinieri, ha invece confermato la violenza gratuita dell’aggressione.
Emergono ulteriori dettagli inquietanti sul passato dell’imputato: Hedfi aveva lavorato come badante per un anziano residente in città. Il rapporto di lavoro si era interrotto quando i figli dell’uomo si erano accorti della scomparsa della carta di credito del congiunto, aggiungendo un ulteriore episodio discutibile al suo curriculum. Nella determinazione della pena hanno pesato i precedenti dell’imputato. In passato era stato fermato con un etto e mezzo di eroina ed era stato arrestato per estorsione di 350 euro ai danni di due donne di 68 e 49 anni, dopo che si erano rifiutate di ospitarlo.
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