Revoca della confisca dei beni a Manzo Torna in possesso di 130 milioni di euro

Revoca della confisca di prevenzione per Francesco Manzo: si tratta di un provvedimento dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale. Si tratta di un patrimonio sconfinato, del valore più o meno di 130 milioni di euro. La misura era stata decisa da un decreto del tribunale di Padova del 5 luglio 2016, parzialmente riformata dalla Corte d’Appello di Venezia nel gennaio del 2017. I legali di Manzo, gli avvocati Ferdinando Bonon e Giovanni Caruso, avevano presentato un dettagliato ricorso per la revoca del provvedimento chiave per il quale era stato confiscato il patrimonio di Manzo. Ricorso spedito alla Corte d’Appello di Trento, come prevede la legge (la Corte più vicina a quella che sarebbe stata competente, Venezia).
illegittimità
Manzo è stato fortunato e i suoi legali particolarmente attenti. Tutto il suo patrimonio era stato sequestrato in base al Dlgs 159/2011 (codice delle leggi antimafia) che stabiliva che i soggetti destinatari della confisca dei beni potessero essere anche persone indiziate di essere vicine alle attività mafiose. La Corte Costituzionale con sentenza del febbraio scorso ha dichiarato illegittima questa parte. I giudici trentini non hanno potuto che confermare quanto richiesto dai legali, restituendo i beni confiscati a Manzo. È la prima applicazione in Italia del provvedimento.
un povero ricco
Dichiarava un reddito di 15 mila euro l’anno ma dal suo appartamento al diciottesimo e ultimo piano della torre Belvedere, nel piazzale della stazione, il 74enne pregiudicato di Nocera Inferiore (Salerno) gestiva un impero da più di 130 milioni. Il sequestro coinvolse 350 immobili, 52 società, e 224 tra rapporti bancari e cassette di sicurezza. Manzo era sospettato dagli investigatori di essere l’uomo usato dalla camorra, il clan Loreto della Nuova Famiglia, per riciclare denaro nel Nordest. Manzo aveva la residenza nel grattacielo Belvedere, l’ufficio in un centro direzionale di via Cile 14. I carabinieri lo seguono e lo controllano, riuscendo a installare anche una telecamera nello studio di casa. Dove registrano una scena che fa sgranare gli occhi: il figlio Prisco arriva e, tirando fuori dal cappotto una mazzetta dopo l’altra, mette sulla scrivania centomila euro. Tra i 350 beni sottoposti a decreto di sequestro d’urgenza c’erano 40 appartamenti al grattacielo Belvedere, la torre Onda Palace (con i lavori fermi da anni) e il centro direzionale di via Cile. Il provvedimento iniziale è stato in parte ridimensionato ma comunque era rimasto nel complesso. Ora Manzo ritorna in possesso dei suoi beni dei quali potrà disporre liberamente. «Io non sono un mafioso e tutti gli investimenti sono gravati da mutui», aveva raccontato al nostro giornale. —
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