Riceve 700 ore dai colleghi da trascorrere accanto ai figli

Grande gesto di generosità all’interno dell’Imasaf di Cittadella per Simone Cecchin: sua moglie era mancata a novembre a 37 anni lasciando due bimbi

TREBASELEGHE. Dopo la morte della moglie Susanna Sorze di Trebaseleghe, 37 anni e madre di due bambini, avvenuta nel novembre scorso a seguito di una leucemia mieloide acuta, Simone Cecchin ha ricevuto la solidarietà concreta dei colleghi di lavoro: 700 ore da trascorrere accanto dei piccoli. Il più grande frequenta la prima elementare a Fratte di Santa Giustina in Colle, la sorellina martedì entrerà nell’asilo nido a Trebaseleghe, paese dei nonni materni.

L’annuncio

Simone da 23 anni lavora alla Imasaf di Cittadella, azienda che produce marmitte per auto. La notizia l’ha avuta qualche giorno fa, quando è stato chiamato in ufficio e gli hanno annunciato che tutti i colleghi - sia il personale di fabbrica che gli impiegati - avevano fatto questa raccolta di ore per dedicargliele in modo da poter meglio seguire i figli. Simone Cecchin è scoppiato a piangere per la prova d’affetto dei suoi colleghi di lavoro.

«Li devo ringraziare uno per uno per quello che hanno fatto per me, mai avrei creduto di aver colleghi d’oro come loro. Come mi hanno detto, posso iniziare subito a rimanere a casa per meglio seguire le mie piccole creature, specie il più grandicello. Avevo già terminato tutti i permessi per stare accanto alla moglie da qualche mese, non sapevo più come fare.

«Le ore che mi hanno dato in più le utilizzerò anche per “saldare” quello che i colleghi mi avevano permesso di fare in quei mesi di assenza, quando non potevo fare altro che andare su e giù dall’ospedale di Mestre, quando i miei e la famiglia di Susanna accudivano i figli. Sono stati veramente bravi a rinunciare parte delle loro ore di permesso e ferie per darmi la possibilità di stare con i miei figli. Ringrazio tutto il personale, i sindacati e Beniamino e Matteo Sgarbossa».

I colleghi

A nome di tutti i colleghi si leva la voce di uno di loro: «Non potevano fare altro per Simone, un bravissimo collega sempre disponibile che mai si è tirato indietro quando c’era da aiutare qualcuno. Stavolta che ha avuto bisogno, non ci siamo tirati indietro noi.

«Abbiamo vissuto male queste festività per quello che gli è capitato, a lui che la famiglia l’ha sempre messa al primo posto. Susanna per Simone era una regina». Si era ammalata a fine marzo, il male si era manifestato con una strana febbre permanente. Credeva di avere l’influenza ma poi si era decisa di fare dei controlli all’ospedale di Camposampiero e, dopo i primi esami, era già emersa la gravità della malattia.

«Proprio per questo i sanitari l’hanno indirizzata all’ospedale di Mestre in quanto più attrezzato per curare questa forma gravissima di leucemia. Susanna ha trascorso mesi difficili di teraoie pesanti per arrivare al trapianto di midollo donato dalla sorella Silvia. Dopo l’intervento tutto sembrava andare per il meglio, ma dopo pochi mesi la malattia è ripartita e non c’è stato nulla da fare».––
 

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