«Riporteremo a Padova i migliori cervelli in fuga»

È la promessa dei tre ricercatori che hanno ottenuto sei milioni di fondi europei per finanziare progetti scientifici. Il rettore Zaccaria: «Va invertita la tendenza»
Di Madina Fabretto
TOME' - FINANZIAMENTO RICERCATORI UNIVERSITA'. DA SX: GIULIO DI TORO, GIUSEPPE ZACCARIA, PAOLA MARIGO, PIERO RUOL, SARA RICHTER
TOME' - FINANZIAMENTO RICERCATORI UNIVERSITA'. DA SX: GIULIO DI TORO, GIUSEPPE ZACCARIA, PAOLA MARIGO, PIERO RUOL, SARA RICHTER

Quello sulla ricerca scientifica è un investimento italiano di cui troppo spesso godono altri Paesi. La soddisfazione per il finanziamento europeo di quasi 6 milioni di euro ottenuti dai ricercatori padovani non attenua l’amarezza per la situazione. «Una ricerca recente», spiega il rettore dell’ateneo patavino Giuseppe Zaccaria, «colloca la preparazione dei ricercatori italiani al secondo posto dopo la Germania. L’Università li prepara al meglio, ma poi molti di loro vanno ad operare all’estero. Per formare un ricercatore servono 550 mila euro. Se poi abbandona l’Italia, nemmeno i finanziamenti restano qui e il danno è enorme».

Da qui la sfida: invertire la tendenza e portare a Padova gli studiosi stranieri. «In Europa», spiega Piero Ruol, prorettore con delega ai finanziamenti dell’Unione Europea, «sono state presentate 3.600 proposte e ne sono state premiate 312, venti delle quali a Padova. Per il programma Ideas in particolare, Padova ha visto finanziati ben 15 progetti». Per un importo complessivo di 17 milioni di euro. «Il nuovo programma Horizon 2020, che prenderà il via nel 2014», aggiunge Zaccaria, «prevede finanziamenti per 77 miliardi di euro. Una sfida competitiva molto importante alla quale intendiamo partecipare».
Giulio Di Toro, uno dei tre ricercatori premiati, è professore associato in Geologia Strutturale all’Università di Padova. L’obiettivo del suo progetto, battezzato Nofear, è quello di rovesciare il modo di osservare i terremoti, non più per gli effetti che si manifestano in superficie, ma «guardando dentro le faglie distribuite in buona parte del territorio nazionale», spiega lui stesso. «Quello che intendo fare è portare a Padova i ricercatori e gli studenti stranieri, come ho già fatto con un precedente progetto, di cui Nofear è la naturale prosecuzione, già finanziato con fondi europei».

Starkey, la chiave delle stelle, è il suggestivo nome del progetto elaborato da Paola Marigo, ricercatrice al Dipartimento di Fisica e Astronomia che punta a elaborare modelli teorici capaci di decifrare correttamente la luce delle stelle, dalla loro nascita alla fine dell’evoluzione. «Il progetto», spiega, «mira a mettere a disposizione della comunità scientifica astronomica una gamma di modelli teorici che ci permettano di tradurre questi segnali. Mi avvarrò di collaboratori di altissimo livello di Padova e di altri Paesi, che opereranno qui per quattro anni».

Ed è la lotta all’Aids l’obiettivo del progetto di Sara Richter, professore associato al Dipartimento di Medicina Molecolare. Il progetto si propone di trovare un composto che permetta di “eradicare” il virus dell’immunodeficienza umana, nota come Hiv, prima che questo sia in grado di aggredire la cellula. «Anche noi», sottolinea la professoressa Richter, «collaboriamo con ricercatori stranieri, che spero di riuscire ad attrarre in questo progetto. Purtroppo però gli studiosi italiani, quelli bravi, preferiscono andare all’estero. Spero di dimostrare che anche in Italia siamo in grado di produrre buona ricerca».

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