Rivolta ambientalista per la legge sui parchi «Comunità ignorate»
ESTE. Delusione e molte perplessità: dopo aver riposto grandi speranze nella revisione della legge regionale sulla tutela dei parchi, mai toccata dal 1980 ad oggi, le associazioni ambientaliste di Padova e del Veneto criticano ora un’operazione di sola facciata, mirata a risolvere questioni organizzative ma non a migliorare la tutela della biodiversità nei parchi regionali, tra cui spicca il Parco dei Colli Euganei. Ieri Italia Nostra, Legambiente, Lipu e Wwf hanno presentato un documento comune in cui indicano le criticità della nuova legge, che sarà discussa domani. «La gestione dei parchi negli ultimi trent’anni è stata miserrima» esordisce Romeo Scarpa, Italia Nostra «e da molto tempo si rende necessario rivedere ed aggiornare la normativa. Ma il nuovo testo non porta nessun miglioramento: l’operazione tocca solo l’aspetto organizzativo, in poche parole punta a superare il commissariamento dei parchi tramite l’accentramento dei poteri in mano alla giunta e al presidente Zaia. Nessuna traccia di tutela della biodiversità». A sconcertare le associazioni è anche il fatto che la nuova organizzazione tende a rendere il loro ruolo del tutto marginale: «nel testo» continua Angelo Mancone, Legambiente, «si parla di una “comunità parco” formata da cinque soggetti, di cui tre nominati dal presidente della giunta regionale. Allo stesso modo, anche il presidente dell’ente parco deve essere nominato dal presidente della giunta, e non c’è menzione del curriculum che debba avere: in altre parole, non è richiesto che sia una persona competente in materia naturalistico-ambientale. Quanto a chi invece le competenze le ha, è prevista sì la formazione di un comitato tecnico-scientifico, ma non può né proporre iniziative né orientare le decisioni della comunità-parco: ha funzione solo consultiva. Ciò che interessa a Zaia è solo la gestione, che sarà sì più snella, ma a costo di mettere all’angolo le associazioni e le unioni sociali che invece dovrebbero avere voce in capitolo. Qui si escludono gli agricoltori, ma si includono i cacciatori». Sulle competenze “non necessarie” per diventare presidente, l’avvocato Chiara Tosi (Lipu) avanza un’ipotesi di incostituzionalità, che estende anche al caso del parco della Lessinia, il quale vedrà entrare nel consiglio direttivo un rappresentante dei proprietari terrieri.
Silvia Quaranta
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