S. Tecla, in campo la Prefettura

Ricevuti i 99 licenziati in corteo a Padova, ma i vertici della casa di riposo di Este non si presentano
Di Francesca Segato
POLETTO - DIPENDENTI LICENZIATI SANTA TECLA - PREFETTURA
POLETTO - DIPENDENTI LICENZIATI SANTA TECLA - PREFETTURA

ESTE. Manifestazione davanti alla prefettura ieri mattina da parte dei lavoratori della Santa Tecla. I dipendenti che hanno ricevuto poco prima di Natale le lettere di licenziamento, rappresentati dall’Unione Sindacale di Base, sono stati quindi ricevuti dalla prefettura, per l’incontro sulla vertenza, a cui non si è presentata la Fondazione. A seguire, la manifestazione si è spostata davanti alla sede dell’Arcivescovado, dove i lavoratori hanno avuto un incontro “informale” con don Marco Cagol, presidente della Fondazione.

«Al termine dell’incontro in prefettura siamo arrivati a un verbale di primo accordo» riassume Gabriele Raise dell’Usb «con cui abbiamo ribadito le nostre posizioni. Non capiamo perché la Fondazione non si sia presentata all’incontro in prefettura, esponendosi così a una multa come è previsto dalla normativa quando c’è una procedura di raffreddamento all’interno di uno stato di agitazione».

Dal canto suo invece la Fondazione fa sapere di aver avvisato il prefetto già prima di Natale con mail, pec e telefonata che, per impegni precedentemente presi, non sarebbe potuta esserci, richiedendo un incontro in una data successiva. Un confronto, anche se informale e fuori dalle sedi istituzionali, i lavoratori sono comunque riusciti ad averlo con don Marco Cagol, che li ha ricevuti e ha ascoltato le loro istanze, dopo che la manifestazione si era spostata sotto le finestre dell’Arcivescovado. «Si continua ad addossare la responsabilità ai lavoratori, noi comunque abbiamo ribadito le nostre richieste, che sono le stesse in tutta Italia» continua Raise. «Blocco dei licenziamenti e un tavolo ma che non preveda il passaggio alla cooperativa, perché questa si chiama precarizzazione. Contestiamo i motivi degli esuberi, non ci sono fornitori da pagare o buchi di bilancio, solo grossi mutui. E non vogliamo più sentire parlare di questo contratto di solidarietà, è stato bocciato dai lavoratori evidentemente perché c’era qualcosa che non andava. Informalmente don Marco Cagol si è impegnato ad adoperarsi per risolvere la situazione, da parte nostra siamo contenti di esser stati ricevuti ma non capiamo perché non si sono presentati in prefettura. In ogni caso la manifestazione ha riscosso grande solidarietà anche da parte della cittadinanza». Quanto allo sciopero del 7 gennaio, sarebbe stato bloccato dalla Commissione nazionale di garanzia, stando a quanto si legge sul sito della Fondazione, perché non è possibile scioperare nella sanità privata tra il 23 dicembre e il 7 gennaio e perché non sarebbe stato svolto il tentativo obbligatorio di conciliazione in prefettura. Dopo l’assenza dell’azienda ieri, l’incontro dal prefetto è stato rinviato al 21 gennaio. Lunedì intanto il consigliere regionale Santino Bozza accompagnerà le lavoratrici nella nuova Rsa di Lozzo.

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