Safilo, la Cgil avverte «Dietro gli esuberi la delocalizzazione»

Da oggi entra nel vivo la drammatica vertenza Safilo, che prevede l’espulsione di mille lavoratori su tremila dalle aziende del gruppo fondato dalla famiglia Tabacchi. Dopo l’incontro con i sindacati, tenutosi venerdì pomeriggio nel quartiere generale di Padova, in Settima Strada, la prima assemblea dei dipendenti si terrà oggi nello stabilimento di Longarone, dove lavorano 1.200 persone.
L’incontro bellunese sarà coordinato da Stefano Faccin (Filctem Cgil), Mario Siviero e Carlo Nicolli (Femca Cisl) e da Paolo Da Lan (Uil). Domani sarà il turno dei dipendenti della sede di Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia, dove interverrà anche il sindacalista della Cisl, Massimo Meneghetti, ed anche di quella di Martignacco, in Friuli. Le ultime assemblee, una al mattino e l’altra al pomeriggio, si terranno mercoledì nella sede centrale di Padova, dove lavorano 850 tra impiegati amministrativi, tecnici ed addetti alla logistica. In quest’ultima riunione, oltre ai quadri regionali del settore, saranno presenti anche i sindacalisti locali della Filctem Cgil, Marco Galtarossa e Maristella Viola e le delegate della Femca Cisl, Diana Tommasi e Paola Cardin.
Oggi, intanto, dopo il preannuncio ufficiale dei mille esuberi, primo pranzo amaro anche nella mensa del quartiere generale della Safilo Group, dove, ormai, il pacchetto di maggioranza delle azioni è nelle mani dell’holding olandese Hall, mentre a Vittorio Tabacchi è rimasto solo il 10%. Tra il primo ed il secondo piatto tutti gli 850 addetti della sede centrale non potranno fare a meno di parlare della pesantissima richiesta dei mille licenziamenti da parte degli amministratori in tutte le aziende del gruppo e di pensare già alla “lista nera” dei cento lavoratori della sede padovana, che saranno chiamati a lasciare l’azienda. Nel frattempo Cgil, Cisl ed Uil stanno affilando le armi per contrastare il disegno aziendale.
Difficilmente si andrà allo sciopero già nei prossimi giorni, ma i tre sindacati di categoria, in sintonia con le rispettive segreterie confederali, stanno esaminando le proposte alternative ai licenziamenti da presentare alla controparte tra una settimana. La Cgil, ad esempio, intende chiarire subito se in realtà, all’interno del programma complessivo dell’azienda, si celi una forma di delocalizzazione in Cina di una parte della produzione oggi effettuata sia a Longarone che a Santa Maria di Sala.
Non è un caso, infatti, che da alcuni anni, il Gruppo Safilo, oltre ad avere stabilimenti ad Ormoz (Slovenia, nei pressi di Maribor, al confine con la Croazia) ed a Salt Lake City (Usa), ha aperto una nuova sede anche a Suzhou, località della Cina meridionale, a 100 chilometri da Shangai, dove il gruppo italo-olandese produce componenti per gli occhiali con gli stessi materiali, a base di acetato, utilizzati sia nella sede di Longarone che in quella di Santa Maria di Sala.
Gli stessi amministratori dissero che, in futuro, avrebbe occupato sino a 3.000 dipendenti. «Il sindacato ha fatto notare tale, pesante, contraddizione, già alcuni mesi fa», sottolinea Andrea Castagna, segretario generale della Cgil di Padova, «nei prossimi giorni ribadiremo questa problematica ancora una volta agli amministratori perché, se risulterà vero questo nostro timore, non faremo sconti a nessuno».
Felice Paduano
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