Saia, il nuovo Giuliani «Ripulirò questa città»

Il candidato sindaco: «In una settimana elimino gli accattoni» «La priorità sono i cittadini che non riescono ad arrivare a fine mese»
BARSOTTI - MAURIZIO SAIA IN REDAZIONE
BARSOTTI - MAURIZIO SAIA IN REDAZIONE

Promette di ripulire la città in una settimana. Almeno dagli accattoni. Del resto, Maurizio Saia - ricorda - ha studiato con il primo e più famoso sceriffo, Rudolph Giuliani, «quando ancora nessuno conosceva il significato di tolleranza zero» racconta l’ex parlamentare candidato sindaco civico con il sostegno di Ncd, durante il videoforum del mattino «sono stato tre giorni nella loro scuola di polizia, ho studiato i metodi dell’uomo che è riuscito a far tornare New York una città sicura». La sua scalata a palazzo Moroni parte proprio da qui, la sicurezza. Ma, annuncia, arriverà ben oltre.

Rifare Padova

Saia ha cominciato a lavorare alla sua associazione «quando ero ancora parlamentare, ero uscito dai partiti e, diversamente da quanto accaduto nel 2009, nessuno poteva impedirmi di candidarmi» racconta «sono libero da condizionamenti di partiti e di lobby, il mio unico condizionamento sono i cittadini e le loro necessità, ovvero sicurezza e nuove povertà. Non posso immaginare che per un sindaco le priorità siano nuovo ospedale e seconda linea del tram e non i cittadini che non riescono ad arrivare alla fine del mese. La macchina comunale deve coordinare tutte le associazioni che si occupano di povertà, lasciando poi fare a loro. Stiamo lavorando a un progetto per garantire il cibo a chi non ne ha».

Ospedale

«La competenza del Comune è limitata all’individuazione dell’area e già non ci siamo, visto che è stata indicata una zona, a detta di tutti, piena di problemi idrogeologici. Si tratta di un’opera molto costosa, mi chiedo quindi perché il Comune non possa far risparmiare alla Regione i soldi che servirebbero per la bonifica».

Trasporto pubblico

«Le grandi opere vanno fatte, ma il Comune deve concentrarsi sulla normalità. Ci sono strade che non vengono asfaltate da dieci anni». Quanto alla fusione di Aps e Busitalia, aggiunge: «I sindacati hanno fatto un lavoro egregio, anche per la politica che l’opposizione non ha saputo fare. Aps ha grandi qualità di uomini e mezzi cosa, quest’ultima, che non si può dire per Busitalia. La fusione va fatta, ma non con l’ansia della scadenza elettorale di Rossi e Levorato. Ci sono molte cose da chiarire, come il prezzo dei biglietti, il rinforzo delle corse, tratte e ambiente. Bisogna avere l’intelligenza e l’onestà di rinviare il voto in Consiglio».

Sicurezza

L’aggressione all’assessore Colasio è l’emblema «di un degrado che si è allargato a tutta la città. Fino a quattro mesi fa il Comune trattava i Cie come fossero lager e ora pensa di aprirne uno a Padova: la sicurezza urbana è una disciplina ignorata. Collaboro gratuitamente con il viceministro Bubbico, che è un ex comunista eppure si è dimostrato più attento del Pd su questi temi. Non ho mai fatto distinzione tra destra e sinistra, sono le persone che contano».

Urgenze

«È necessario riorganizzare il corpo di polizia locale, motivare gli agenti e implementare la tecnologia in fatto di telecamere. Adesso nessuno le guarda se non dopo un reato. I cittadini devono rialzare la testa. Quando ero assessore c’erano le “spie di condominio”, pensionati e casalinghe che ci fornivano informazioni utili sul fronte della legalità. Serve un ufficio fisso di polizia locale in questura. Se diventerò sindaco chiederò ad Alfano di realizzare la prima sala operativa sperimentale interforze con un numero unico. Siamo gli unici in Europa ad avere mille numeri da chiamare. E siamo fuorilegge».

Errori

«Nel 2004 è stata pagata una cambiale ai centri sociali smontando tutte le mie iniziative: il posto di polizia misto, la squadra speciale che controllava vu’ cumprà e spacciatori, la scuola cinofila riconosciuta anche dagli americani della Setaf. E ancora, il centro cinofilo interforze con canile previsto in via Vigonovese. Però a ogni campagna elettorale il Pd si gioca la carta della questura al Borgomagno».

Campi nomadi

«La legalità deve essere totale. Chi sgarra, come avviene tutti i giorni, se ne va. E questo vale per qualunque campo, non solo in via Longhin. I delinquenti devono capire che questa non è la città per loro. Ma il rispetto delle regole deve valere per tutti a tutti i livelli, anche per chi gira in bicicletta».

Accattonaggio

«Il pool anti accattoni dei tre Comuni non ha senso, manco stessimo parlando della mafia anni Ottanta. Pur con i limiti delle nostre leggi, ci vuole una settimana a ripulire al città. È sufficiente avere la volontà di dire: la pacchia è finita, andate altrove. Per questo bisogna procedere al controllo feroce, innanzitutto degli alloggi pubblici, la cui gestione è stata scandalosa, e poi di quelli affittati in nero agli irregolari».

Vigili e dipendenti

«I dipendenti comunali sono demotivati, molti funzionari sono stati promossi per motivi politici. Bisogna invertire il metodo, non guardare le tessere ma lealtà e competenza. Il comandante dei vigili è una delle tante irregolarità: è un dirigente che viene dal sociale. È un po’ come mettere Grisù a spegnere gli incendi. C’è una sentenza del Consiglio di Stato che dice che i comandanti devono avere un percorso nel corpo. È una questione di buonsenso: non conosce la materia».

Ambiente e cemento

«Abbiamo scoperto di essere più ambientalisti di Legambiente: questi non sono più solo temi di sinistra. Quando ero assessore avevo fatto mappare la Zip per conoscere rischi e limiti ambientali. Ci sono fondi europei che vanno intercettati. Padova ha un cubatura sbagliata e sparpagliata, ma i costruttori non si allarmino, c’è molto da riqualificare per migliorare la città».

I nodi di Ippodromo e Ira

«Un argomento di cui l’amministrazione si è completamente disinteressata è l’Ippodromo. Sono già in contatto con i lavoratori. Ma tra poco scoppierà anche il bubbone dell’Ira: noi ci stiamo attrezzando per trovare finanziamenti. In settimana abbiamo un incontro con Degani e Ruffato».

Forza Italia e Lega

«Fi vuole controllare le persone, ma io sono un uomo libero e quindi scomodo. Con la Lega la differenza è nel metodo: sono andato a un banco alimentare di Rifondazione per imparare e realizzare un progetto per anziani e non abbienti. La gente vuole sapere cosa mettere in tavola, non dove sorgerà l’ospedale».

Simonetta Zanetti

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