Sanità in Veneto, mezzo miliardo di passivo per le Usl: «Effetto aumenti delle materie prime»
La giunta regionale approva i bilanci della sanità veneta: le aziende sanitarie chiudono il 2025 con un passivo di 517,9 milioni, compensato dall'utile di Azienda Zero. Confermate misure di contenimento della spesa e razionalizzazione dei costi.

Il linguaggio è quello necessariamente burocratico delle delibere della Pubblica Amministrazione.
Si parla di “politiche di contenimento dei costi”, di “budget pluriennali per gli erogatori privati annualmente rivisti”, di “razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse”, di “monitoraggio dell’andamento dei costi”.

La traduzione? Basta una unica parola: tagli. Sono quelli che hanno interessato l’anno passato la Sanità veneta, una delle più virtuose a livello nazionale. Costretta però a misurarsi con trasferimenti dallo Stato che non tengono il passo con gli aumenti dei costi. L’effetto: un risultato di esercizio delle aziende sanitarie venete da oltre mezzo miliardo di passivo: 517,879 milioni per l’esattezza, tanto è costata nel 2025 la salute in Veneto.
Va però precisato che i conti finali sono in ordine, anzi in attivo grazie ad Azienda Zero che con il suo risultato da 529,442 milioni, ha assicurato un risultato d’esercizio consolidato da di 11,563 milioni.
La delibera
I conti della sanità veneta, con il raggiungimento dell’equilibrio economico, sono stati approvati dalla giunta regionale. Che con l’assessore alla Sanità Gino Gerosa ha spiegato in questo modo in delibera la difficile stagione appena trascorsa: «L’aumento continuo dei prezzi delle materie prime, che influisce sul costo complessivo dei beni e dei servizi sanitari e non sanitari, ha avuto un impatto significativo sui costi complessivi del Servizio Sanitario regionale, sia nei nuovi contratti sia in quelli già in essere, attraverso numerose richieste delle controparti finalizzate alla rinegoziazione delle condizioni economiche vigenti».
E siccome non c’è, al momento, un’inversione di tendenza sul costo delle materie prime, l’ipotesi è che anche il futuro della sanità veneta debba essere declinato all’insegna del risparmio.
Ma Palazzo Balbi, su questo passaggio, preferisce non sbilanciarsi e sceglie la cautela: «Stiamo analizzando la situazione, ancora presto per dare indicazioni», precisano. In realtà che gli scenari si confermino complessi anche per i prossimi mesi, lo ha detto chiaramente la Relazione di accompagnamento al bilancio economico preventivo consolidato 2026 pubblicato da Azienda Zero lo scorso aprile. Il filo conduttore del documento è infatti la riduzione dei costi contenibili, vale a dire tagli alle spese chiesti alle singole aziende sanitarie per contenere le perdite di esercizio.
Aziende virtuose
Tra le diverse aziende sanitarie venete, alcune partono avvantaggiate dal risultato ottenuto nel bilancio consuntivo appena approvato.
Annota a questo proposito l’assessore Gerosa: «Nonostante l’effetto delle dinamiche macroeconomiche che hanno impattato sulle economie globali negli esercizi precedenti e anche nel 2025, si assiste a un miglioramento delle performance, in particolare di alcune aziende venete che mantengono una situazione di equilibrio». Promosse, dunque Azienda Zero, Usl 2 Marca Trevigiana, l’Usl 4 Veneto Orientale, 9 Scaligera e Iov.
I numeri
Ma eccoli i principali risultati della gestione 2025, approvati dalla giunta veneta.
È di 517,879 milioni il risultato di esercizio aggregato complessivo (escluso quello di Azienda Zero); 5,8 milioni gli utili aggregati e 523,739 milioni le perdite di esercizio.
Il risultato di Azienda Zero è di 529,442 milioni; il risultato d’esercizio consolidato di 11,563 milioni e di 5,702 milioni il risultato d’esercizio valevole ai fini dell’equilibrio economico (somma algebrica tra l’aggregato delle perdite delle azienda sanitarie e l’utile di Azienda Zero a copertura) a copertura.
Sono queste, nella sostanza, le cifre che hanno permesso l’equilibrio dei conti della sanità del territorio.
Le misure
A questo risultato si è arrivati dunque, e necessariamente, tirando la cinghia. I dettagli del come è stata tirata, sono elencati all’interno della delibera.
Ecco i passi attuati: politiche di contenimento dei costi attraverso la fissazione di limiti massimi di costo; previsione di specifici budget pluriennali per gli erogatori privati annualmente rivisti e aggiornati in base alle specifiche esigenze regionali; previsione di misure volte alla razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse impiegate e alla riduzione della costosità del servizio mediante l’assegnazione di obiettivi e di indicatori di performance dei direttori generali; attività istruttoria della Commissione regionale per l’Investimento in Tecnologia ed Edilizia (in sigla Crite) e alla conseguente razionalizzazione degli investimenti sanitari maggiormente rilevanti; monitoraggio costante dell’andamento dei conti economici in corso di formazione durante l’anno rispetto ai vincoli programmatori.
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