Sanzioni russe, l’ambasciata ucraina “richiama” Bitonci

Il sindaco aveva contestato le misure contro la Russia. La nota: «Il suo partito faccia valutazioni imparziali»
Barricate nel centro della citta' ANSA/CLAUDIO ACCOGLI
Barricate nel centro della citta' ANSA/CLAUDIO ACCOGLI

PADOVA. È appena stato in visita al Consolato di Padova, l'ambasciatore di Ucraina in Italia Yevhen Perelygin, ha avuto eco delle «rimostranze del Comune di Padova e del sindaco Bitonci riguardo alle sanzioni su Russia» e prontamente ha risposto. Bitonci aveva affermato che «Chiudere le porte e impedire che produttori italiani vendano in Russia è demenziale. Il 58% del fatturato del mercato ortofrutticolo di Padova è rappresentato da esportazioni. Fra queste, prima del blocco, erano in crescita esponenziale quelle verso la Russia».

Parole che l’ambasciatore non ha mandato giù: «Per l’Europa sono apparse due nuove sfide» scrive Perelygin «la minaccia da Sud, come quella dell'Isis e di altre organizzazioni terroristiche, e dall'Est la minaccia del regime del Cremlino. Per contenere l'espansionismo russo e ristabilire l'ordine mondiale, violato dalla Russia con l'annessione della Crimea e l'occupazione dei territori orientali dell'Ucraina, le potenze democratiche mondiali, in primis il G7 e l'Unione Europea, hanno deciso di utilizzare lo strumento delle sanzioni. Tali misure restrittive riguardano i visti, il congelamento dei beni di 150 persone fisiche e 37 entità russe, l'esportazione di armamenti e tecnologie militarmente sensibili. Le sanzioni finanziarie sono state applicate a cinque banche statali russe e a sei compagnie statali che hanno contribuito direttamente all'annessione militare della Crimea alla Russia, all'appropriazione indebita dei fondi statali ucraini e alla successiva guerra nel Donbass».

E, continua l’ambasciatore: «Queste sanzioni imposte dall'Ue alla Russia non riguardano l'interscambio commerciale fra Italia e Russia, ma singole persone, istituzioni e aziende ritenute responsabili della crisi ucraina. Per tale motivo non potevo tralasciare il Suo approccio verso le sanzioni contro la Federazione Russa e le loro conseguenze. Quindi, la carenza del "fatturato di migliaia di imprese italiane" di cui Lei parla, non è dovuto alle sanzioni europee alla Russia ma a quelle che invece ha imposto la Russia; eer questo motivo sarebbe il caso di protestare presso il governo russo.

Per l'Italia, secondo l'analisi della Banca d'Italia, le sanzioni avevano un effetto "impercettibile". Non siamo così ingenui da credere che le sanzioni in sé costringeranno la Russia ad abbandonare la propria politica nei confronti dell'Ucraina. Tuttavia, le sanzioni sono un elemento importante per fare pressione sul regime di Mosca affinché rispetti gli Accordi di Minsk e, in particolare: il ritiro di tutti gli armamenti pesanti e dei soldati russi dal territorio dell'Ucraina; il rinnovo del controllo ucraino sulla parte del confine comune (circa 350 km) con la partecipazione di osservatori internazionali; lo svolgimento delle elezioni locali sulla base della legislazione ucraina, in accordo con gli standard e le norme Osce».

«Cosa osserviamo invece oggi? », si domanda l’ambasciatore. E risponde: «L'Ucraina ha adempiuto gli obblighi per mantenere il cessate il fuoco, mentre la Russia non smette di destabilizzare la situazione in quella regione con una quantità enorme di armamenti, causando la morte di oltre cento militari ucraini dopo la firma dell'Accordo. Desta stupore che dopo l'aperta aggressione russa in Ucraina, l'occupazione della Crimea e dei territori ucraini dell'est da parte dell'esercito russo, nonché sette mila vittime del conflitto sanguinoso, le forze politiche in Europa si illudano che i compromessi con l'aggressore potranno contenere il suo appetito. Gli interessi economici prevalgono sui valori europei. Proprio questi valori della comune casa europea, di cui ci sentiamo parte integrante, l'Ucraina oggi deve difendere dall'aggressione russa. Che siano forze politiche favorevoli o contrarie alle sanzioni vogliamo ricordare che i confini degli Stati non si cambiano in modo unilaterale con l'uso delle armi». Conclude Yevhen Perelygin con un appello a Bitonci: «Confidiamo che queste considerazioni non rimangano senza un'attenzione da parte Sua, e auspichiamo altresì che il Suo partito possa fare le valutazioni obiettive e imparziali sull'aggressione russa contro il nostro Paese, una realtà drammatica, non immaginabile nel XXI secolo».

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