Scabbia, contagiati due poliziotti: «Ora diciamo no alla reperibilità»

La protesta delle forze dell’ordine per il mancato rinnovo del contratto e il blocco del tetto salariale. Parlano i sindacati: «Quindici anni di anzianità, 1300 euro al mese, rischi compresi. E sono tanti»
FERRO - SGOMBERO EX MACELLO
FERRO - SGOMBERO EX MACELLO

PADOVA. Ci vogliono da quattro a sei settimane perché l’infezione da scabbia diventi sintomatica, ovvero produca vistosi arrossamenti e l’orrendo prurito dovuto ai cunicoli sottopelle scavati dagli acari. Un tempo durante il quale due poliziotti padovani contagiati dalla scabbia, sul lavoro va da sé, hanno fatto la loro normale vita, a stretto contatto con la propria famiglia. Il rischio che abbiano passato i parassiti a mogli e figli è alto. Esattamente come è appena capitato ai due operatori del servizio di emergenza dell’ospedale di Padova. Profilassi per tutti, dunque, famiglie comprese.

A raccontare del contagio subìto dai due poliziotti, in situazioni diverse ma sempre nell’ambito di servizi o controlli o accompagnamenti che riguardano il mondo degli immigrati relegati in anfratti di insalubre marginalità (insalubre prima di tutto per gli immigrati medesimi e poi per tutti coloro che hanno a che fare con loro), è Luigi Rizzi, segretario provinciale del Siulp (sindacato italiano dei lavoratori della Polizia di Stato). E lo fa nei giorni in cui esplode la protesta dei sindacati e dei Cocer del Comparto sicurezza e difesa, nel giorno in cui le forze dell’ordine alzano il livello della protesta a livello nazionale e annunciano uno sciopero. Non tanto come astensione dal lavoro, ché per la loro categoria è improponibile, ma «con azioni provocatorie nei confronti dell’amministrazione. Per esempio, da ora diciamo no alla reperibilità», spiega Rizzi; «Fino ad adesso nessuno si era mai sottratto ma adesso basta. Cominciamo a dire di no». A Bologna hanno invece scelto l’astensione dagli straordinari. Entro la fine di settembre verrà organizzata, a livello nazionale e quindi anche a Padova, una manifestazione pubblica. A noi non interessa tanto il rinnovo del contratto, il problema è il blocco del tetto salariale, ovvero il blocco di varie indennità che avevamo e non abbiamo più. Comprese quelle per l’aumento di grado che per noi significa funzioni aumentate, stipendio identico. Senza contare le divise centellinate, guanti e mascherine insufficienti, manco i colpi per l’addestramento a sparare ci danno. E adesso la questione immigrazione viene scaricata in modo massiccio sulla nostra categoria». Tanto per chiarire, lo stipendio medio di un poliziotto con 15 anni di servizio è 1300 euro. Rischi, tanti, compresi: «Non è giusto metterci nello stesso calderone dei dipendenti pubblici».

«L’iniziativa dello sciopero è una boutade mediatica, la polizia non lo può fare. Noi da due mesi stiamo girando le piazze, anche a Padova, con due camper per informare la gente e mettere in luce l’unico vero problema» spiega Mirco Pesavento, segretario provinciale del Sap (sindacato autonomo polizia); «Poliziotti malpagati e maldistribuiti su territorio: ci sono otto forze di polizia, otto, che andrebbero invece unificate. Ecco quello che chiediamo».

(a.pi.)

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