Scaffali vuoti al Trony Il dramma dei dipendenti

Il 26 marzo la decisione del tribunale di Milano sul concordato preventivo Già 105 i licenziamenti, l’incognita del futuro per i lavoratori di Albignasego

ALBIGNASEGO. Gli scaffali sono vuoti e i clienti che continuano nonostante tutto ancora ad entrare si aggirano spaesati tra le corsie deserte. All’interno del negozio Trony di Albignasego ci sono spesso più dipendenti che clienti: sono costretti a recarsi a lavorare per mantenere il posto, pur con le incertezze che la crisi del gruppo sta vivendo. Ma se l’azienda non fornisce la merce e i reparti sono stati cannibalizzati, non hanno poi molto da fare per le 35 ore settimanali che sono costretti a rimanere in negozio. Ad Albignasego, tra l’altro, ai 19 dipendenti in organico se ne sono aggiunti parte dei 19 che lavoravano al negozio Trony del centro commerciale Le Brentelle di Rubano, che ha abbassato la saracinesca un mese fa. Gli altri sono stati dirottati al negozio situato al centro commerciale Lando di Conselve. Sono gli ultimi due punti vendita ancora attivi a Padova, dove un tempo erano aperti anche quello storico in via Madonna della Salute a Mortise e al centro commerciale Giotto, chiusi ormai da anni. Molti padovani gravavano anche sul Trony del centro Prisma a Santa Maria di Sala, ma dopo la protratta e forzata chiusura, causata da un devastante incendio lo scorso luglio, non ha più riaperto. E il destino degli undici dipendenti è appeso a un filo. La catena ha subito un grosso ridimensionamento per svariati motivi legati alle diverse aziende che appartengono al gruppo. I punti vendita veneti dipendono dalla Dps Group, che aderisce al consorzio-gruppo di acquisto Gre, titolare del marchio Trony, che sta arrancando ormai sull’orlo del fallimento. Lo scorso 25 gennaio ha chiesto e ottenuto dal tribunale di Milano il concordato preventivo, con la disponibilità a presentare un piano finanziario e industriale. Tribunale che ha fissato come “dead line” il 26 marzo: o si troverà una soluzione per quella data oppure sarà fallimento. «L’unica nostra salvezza» sottolineano i dipendenti, «è che qualche altra azienda decida di acquisire tutti o in parte i 40 negozi del gruppo. A dire il vero una tentata trattativa della cessione di 16 punti vendita c'è stata, ma si è tradotta in un nulla di fatto. Tra l’altro l’azienda non ci comunica nulla e anche di essere in concordato lo abbiamo saputo casualmente». Per 105 colleghi sono partite le lettere di licenziamento, per gli altri c’è l’incognita del futuro e, nell’immediato, pure quella dello stipendio. «Sapremo solo il 10 marzo se e chi ci pagherà» proseguono i lavoratori, preoccupati perché ovviamente hanno scadenze cui fare fronte e spese da sostenere. Per evitare il licenziamento dei colleghi considerati in esubero a giugno si erano già decurtati la retribuzione mensile di un 10%. Il 26 febbraio è stato loro comunicato che non riceveranno il pagamento delle ferie con effetto retroattivo al 24 gennaio.

In una nota emanata lo scorso 21 febbraio il gruppo Gre precisa che la situazione di difficoltà della Dps Group non influenza la restante rete di punti vendita ad insegna Trony, gestita dagli altri soci, e ribadisce la propria volontà di proseguire nello sviluppo sul territorio italiano, annunciando un piano che prevede per il 2018 quaranta nuove aperture.

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