«Se non ti dicevi gay prendevi più voti»

SOLESINO. «Se tu non avessi annunciato di essere gay avresti preso certamente più voti», incalza don Ferdinando Bodon, cappellano dell’ospedale di Monselice. «La Chiesa di don Ferdinando non è la Chiesa in cui credo», ribatte Matteo Pegoraro, omosessuale, aspirante sindaco alle recenti elezioni amministrative di Solesino. Continua il botta e risposta tra il neoconsigliere comunale di minoranza (è arrivato terzo con 601 voti) e “don Ferdy”, come si firma, che nelle scorse settimane ha scritto e diffuso una colorita lettera in dialetto indirizzata a Pegoraro, condannando la sua omosessualità e la pubblicità che lo stesso ragazzo ne ha fatto in campagna elettorale. Pegoraro ha risposto con un acceso comunicato alla lettera di don Ferdinado, per il quale «l’omosessualità non è naturale ma una disfunzione».
Ieri mattina il sacerdote ha preso carta e penna e inviato una seconda missiva (stavolta in italiano) al candidato gay: «Sfido qualsiasi avvocato a trovare una diffamazione nella mia lettera. Ho condannato il peccato, e non il peccatore, come è mio dovere di cristiano. Se la prenda con Dio prima che con me: è lui che ha diviso l’umanità tra uomini e donne, ordinando loro di essere fecondi».
Don Ferdinando assicura che non smetterà mai di «denunciare e condannare l’omosessualità, a costo di affrontare il giudizio della gente. Me ne andrò da questo mondo consapevole di aver difeso la legge di Dio». Già in passato il prete se l’era presa con Alessandro Zan, deputato omosessuale di Sel: «Ce l’hanno tutti con questo orgoglio omosessuale. Dovrà essere orgoglioso uno che guarisce il Parkinson o trova una soluzione ai tumori infantili, non chi va con un uomo!», tuona. Lo stesso sacerdote si prende la responsabilità di aver diffuso la lettera in paese: «L’ho data ad alcuni amici, che poi se la sono passata. Se dico o scrivo una cosa, lo faccio perché sia di dominio pubblico».
Pegoraro risponde subito: «Credo in Dio, in quel Dio buono che non giudica nessuno, tanto meno gli omosessuali. Don Ferdinando ha solo da imparare da questa vicenda e dal dibattito che si è scatenato e deve assolutamente rifarsi alla bontà indiscriminata di Dio». E continua: «Non ho assolutamente nulla contro la Chiesa e non ho mai risposto a provocazioni che arrivino da questo ambiente, nemmeno quando viene tirato in ballo grossolanamente Dio. Esiste una Chiesa alternativa che è aperta a tutti, anche a noi omosessuali, e certamente non è quella di don Ferdy».
Ma come la pensano gli altri candidati che hanno corso per la fascia di sindaco? «Perché Pegoraro denuncia solo ora quella lettera?», si chiede il primo cittadino Roberto Beggiato. «La vedo più come una giustificazione per la sconfitta, che ovviamente non era nelle aspettative del candidato. In ogni caso i 600 voti che ha preso sono gli stessi che avrebbe avuto anche senza la sottolineatura della propria omosessualità. La gente di Solesino non si fa influenzare da tabù come questi. Altro che Meridione…».
Non la pensa così Elvis Bentani: «Solesino è un paese piccolo, con molti anziani che mal hanno digerito l’omosessualità di Pegoraro. Sicuramente questo lo ha limitato, anche se le sue tendenze sessuali inizialmente gli hanno garantito pubblicità e visibilità. È stato un boomerang che non ha premiato le sue doti. Fossi stato in lui, avrei fatto in modo che le preferenze sessuali non emergessero». Pegoraro, nella presentazione della sua candidatura, non aveva in realtà pubblicizzato la propria omosessualità, ma l’annuncio era arrivato a pochi giorni da un’iniziativa mediatica a difesa dei gay che lo aveva visto protagonista. Chiude un altro candidato, Flaviano Polato: «Sono convinto che l’omosessualità gli abbia tolto parecchi voti e la stessa lettera di don Ferdinado, che non condivido, ha avuto un peso in questo». Non si è espressa invece Chiara Polato del Movimento 5 Stelle: il gruppo intende prima discuterne all’interno e poi eventualmente rendere nota la propria posizione.
«Non ho mai attribuito la mia sconfitta al fatto di essere omosessuale» ribatte Pegoraro «Quello è stato un fattore minimo, secondario rispetto al fatto che ho un gruppo nuovo e che non sono appoggiato da alcun partito. La mia denuncia esulava dal risultato elettorale: volevo semplicemente sostenere che per un omosessuale sia ancora difficile vivere a Solesino e che per molti sia ora di cambiare mentalità. Lo dico perché conosco molti ragazzi gay che non riescono a rendere pubblica la propria omosessualità perché intimoriti dall’ambiente che li circonda». Ieri sono arrivate numerose attestazioni di solidarietà a Pegoraro, a partire dal deputato di Sel Alessandro Zan («Quelle di don Ferdinando sono affermazioni pericolosamente omofobe»), dalla collega del Pd Giulia Narduolo e dal circolo Arcigay “Tralaltro” di Padova.
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