Sedici anni ai grossisti della droga

Importavano hashish e cocaina dal Marocco e la distribuivano ai piccoli spacciatori del territorio
PD 17 novembre 2004 G.M...Rapina alla gioielleria Roissard in Piazza delle Erbe...(CARRAI) Rapina alla gioielleria Roissard in Piazza delle Erbe - Carrai
PD 17 novembre 2004 G.M...Rapina alla gioielleria Roissard in Piazza delle Erbe...(CARRAI) Rapina alla gioielleria Roissard in Piazza delle Erbe - Carrai

Dal Marocco al mercato padovano e oltre, passando per l’area di smistamento di Milano: il canale della droga era ormai ben rodato e funzionava alla grande. Ma l’indagine del Nucleo operativo radiomobile della compagnia dei carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Benedetto Roberti, ha stoppato quella falla che faceva entrare in Italia, a chili, hashish e, in minore quantità, cocaina. Individuati i grossisti di secondo livello, tutti di origine marocchina. E il gup padovano Domenica Gambardella ha inflitto tre pesanti condanne per un totale complessivo di 16 anni e 8 mesi di carcere.

In particolare al termine di un giudizio abbreviato che prevede, per legge, lo sconto di un terzo della pena, è stato condannato a 7 anni di reclusione oltre al pagamento di una multa e all’espulsione a pena espiata El Mostafa Laanaya, 29enne (difeso dall’avvocato Fabio Targa), residente a Verona e rinchiuso nel carcere di Trento; hanno scelto, invece, di evitare il rischio di un processo patteggiando 4 anni e 10 mesi di reclusione a testa, oltre al pagamento sempre di una multa, i due coimputati Isam Sellami, 38, domiciliato nel Bergamasco (avvocato Michele Coccia) e Khalid El Kettani, 36 anni domiciliato in provincia di Cosenza ma di fatto abitante a Verona, anche lui detenuto nel carcere di Trento (avvocato Gianpaolo Cazzola).

Era stata un’indagine durata tre anni, fatta di appostamenti, pedinamenti e intercettazioni rese difficili dall’uso non solo della lingua araba ma anche di vari dialetti. Gli investigatori avevano ricostruito il “percorso” della droga che partiva dall’Africa, spedita via posta, e arrivava a destinazione in Lombardia, centro di smistamento: una gran parte era dirottata a Nordest, soprattutto a Padova. E dalla città del Santo una quota – sempre a cura del terzetto – era poi distribuita nello Jesolano (nei locali) e nel Veronese.

Un terzetto che funzionava bene, cuscinetto fra i rivenditori all’ingrosso veri e propri, e gli spacciatori di strada: nell’arco di tre mesi aveva gestito l’acquisto e la vendita di 130 chili di sostanza stupefacente. Il 13 ottobre 2014 i tre avevano trasferito in città, a Grantorto e a Bergamo 6 chili di hashish e più modeste quantità di cocaina affidata a corrieri, tra cui una bambina di 13 anni. Lo stupefacente era stato venduto ai clienti dagli spacciatori al dettaglio che, in centro a Padova, muovono per lo più in bicicletta e consegnano anche “a domicilio”. Il 14 ottobre avevano portato alcuni quantitativi di cocaina ad Adria in provincia di Rovigo e il 17 del mese erano già partiti in direzione di Milano per prelevare altri chili di hashish, suddivisi in panetti da mezzo chilo, custoditi sottovuoto all’interno di sacchetti termosaldati per evitare fuoriuscite di odori che, in caso di controllo, non sarebbero sfuggiti al fiuto infallibile dei cani anti-droga. Un’attività frenetica scandita anche da 4, 5 viaggi a settimana fra Lombardia e Veneto.

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