Semestre filtro a Medicina, l’Ordine lo boccia: «Perseverare è diabolico»

Il presidente padovano Filippo Crimì contro le nuove modalità di selezione: «Si lascia spazio ai privati e non c’è una programmazione a lungo termine»

Più posti per gli aspiranti medici, ma senza superare i limiti del semestre filtro e con il rischio concreto di penalizzare le università pubbliche a vantaggio dei privati. È un attacco duro e senza mezzi termini quello firmato dall’Ordine dei medici di Padova nei confronti delle nuove disposizioni del Ministero sul semestre aperto di ingresso al corso di laurea in Medicina e Chirurgia. L’allarme sollevato dai professionisti padovani riguarda il futuro della professione, l'equità sociale e la tenuta stessa del Servizio sanitario nazionale.

L'attacco sulle risorse e la spaccatura pubblico-privato

A guidare la presa di posizione è il presidente dell’Ordine padovano, Filippo Crimì, che mette subito in luce la contraddizione principale del provvedimento ministeriale: «Aumentare il numero degli studenti senza un adeguato incremento delle risorse formative rischierebbe di compromettere la qualità della preparazione offerta dagli atenei».

Ma a preoccupare maggiormente è il divario economico che le nuove regole rischiano di accentuare. Il semestre filtro viene applicato soltanto negli atenei pubblici e per i corsi in lingua italiana, mentre nelle università private vigono differenti modalità di selezione. Nel nuovo anno accademico 2026/2027, i posti riservati ai privati saliranno a 6.730 su un totale nazionale di oltre 30mila accessi, superando la soglia del 20%.

«Chi dispone delle risorse necessarie può scegliere un’università privata e un diverso percorso di accesso, chi non può permetterselo non ha la stessa possibilità», denuncia Crimì. «L’accesso alla professione non può essere condizionato dalla disponibilità economica delle famiglie: il diritto allo studio deve rimanere uguale per tutti».

Aule piene e strutture sotto pressione

Il nodo della qualità formativa resta centrale nelle riflessioni dell'Ordine di Padova. Per accogliere un numero sempre maggiore di matricole servono aule, docenti, tutor, laboratori e soprattutto strutture cliniche adeguate in cui svolgere il tirocinio. Se gli studenti aumentano mentre le risorse rimangono invariate, l'intero impianto didattico rischia di andare sotto pressione.

A ciò si aggiunge il problema della programmazione a lungo termine: il pericolo evidenziato è quello di passare, nell'arco di un decennio, dall'attuale carenza di personale a una pletora medica che il sistema pubblico non sarà in grado di assorbire, spingendo le nuove leve a emigrare all'estero.

L'impatto sulle altre professioni sanitarie

L'aumento indiscriminato delle immatricolazioni a Medicina rischia infine di impoverire gli altri corsi di laurea dell'area sanitaria, da tempo in sofferenza. «Abbiamo un enorme bisogno anche di infermieri e fisioterapisti», conclude Crimì, chiedendo al Ministero di superare il semestre filtro e ripristinare una selezione preventiva basata sui reali fabbisogni del Paese: «La formazione deve rimanere di qualità. Errare è umano, ma perseverare sarebbe diabolico».

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