Sempre meno alberi, a Padova si muore di caldo

Seconda in Italia e prima nel Nord per rischi collegati alle alte temperature. I più colpiti sono gli over 65

PADOVA. Sesta per superfici cementificate, quinta per morti di tumore, puntualmente ai primi posti nelle classifiche dell’inquinamento atmosferico e ora anche seconda città in Italia per rischio di morte da calore. Padova accoglie l’ennesima classifica da incubo con un sottofondo di motoseghe accese. Ci sono altri alberi da tagliare in città, oltre ai 150 circa abbattuti dall’inizio dell’anno - tutti adulti, grandi, utili oltre che belli - solo in parte sostituiti da ramoscelli verdi che l’estate probabilmente farà rinsecchire, e oltre ai 1.500 (almeno) scomparsi dal paesaggio urbano fra il 2012 e il 2015. Come il più classico degli ingenui descritto da un detto dei boscaioli austriaci, il Comune taglia il ramo su cui è seduto. Per dire che abbatte alberi che salvano vite, assorbendo acqua, ripulendo l’aria, rinfrescando la città nei giorni più caldi.

La notizia arriva dal Cnr, stavolta. Per tredici anni, dal 2001 in poi, sono state tenute sotto controllo le temperature di undici città italiane, tutte con più di 200 mila abitanti: cinque al nord (Milano, Padova, Torino, Bologna e Genova), due al centro (Roma e Firenze), quattro al sud (Napoli, Bari, Palermo e Catania). Il monitoraggio, attraverso satelliti, è stato costante, giorno e notte, da maggio a settembre. E mirato su tre fattori: rischi naturali, esposizione (cioè quanta gente è interessata ai fenomeni) e vulnerabilità dei soggetti.

Le mappe del rischio da calore in alcune città monitorate
Le mappe del rischio da calore in alcune città monitorate

Classificando il rischio in una scala di cinque livelli e mettendo al centro dello studio la fascia di popolazione più esposta al rischio - gli over 65, più incapaci di conservare sali e acqua - è emerso che la città più pericolosa è Napoli, con il 15 per cento di superficie a rischio molto alto. Al secondo posto c’è Padova con il 9,4 e con una macchia viola, quella dell’allarme, concentrata soprattutto nel centro città, laddove - secondo gli ambientalisti e gli esperti - stanno progressivamente scomparendo tutte le oasi di verde, che poi sono quelle che contribuiscono in modo determinante ad abbassare la temperatura, soprattutto d’estate.

Il ricordo dell’infernale luglio 2015 non è stato ancora cancellato. Per il caldo sono morti 14 anziani in pochi giorni. Molti altri hanno avuto nel calore un nemico invincibile, morendo poi per altre cause. In Italia l’anno scorso, per patologie collegate al caldo, sono morte 15 mila persone. E lo studio del Cnr (firmato da Marco Morabito e pubblicato su Plos One) mette in luce l’incoscienza di un paese che ha il record di anziani ma che, a differenza di altri, sottovaluta - per non dire trascura - il caldo come nemico, ignorando perfino i principi basilari dell’informazione con cui difendersi.

Quello che emerge dallo studio è che le città assorbono enormi quantità di calore durante il giorno e poi tanto ne rilasciano durante la notte. Padova, in questo senso, ha un fuoco al centro, che non si spegne per settimane. Dipende soprattutto dalle superfici e dall’assenza di alberi. Il clima - umido, subtropicale, senza influenze dal mare - porta a picchi di calore che non si stemperano facilmente. «Questo studio dimostra ciò che sosteniamo da tempo», dice Alessandro Angrilli, portavoce del Comitato Difesa Alberi e Territorio. «Ci sono sempre meno alberi e il centro diventa un’isola di calore. Abbattere gli alberi, come sta facendo ostinatamente questa amministrazione, per avere il marciapiede perfetto, è un atto di incoscienza che porterà gli anziani a stare chiusi in casa e, a lungo andare, terrà lontani anche i turisti. Nessuno apprezza una città che resta stabilmente fra i 38 e i 40 gradi e che non può offrire neanche un’oasi di fresco». Per gli ambientalisti, lo studio del Cnr conferma che la gestione del verde in città è in mano a «funzionari privi di competenza e senza strumenti culturali, ecologici, scientifici e medici per pensare veramente alla salute e al benessere dei cittadini».

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