Serenissimi in piazza S. Marco Denunciati in centocinquanta

Dodici maggio 2012. Per “commemorare” l’assalto al campanile dei Serenissimi, avvenuto l’8 maggio 1997, gruppi di Xoventù indipendentista, in piena notte, hanno raggiunto piazza San Marco....

Dodici maggio 2012. Per “commemorare” l’assalto al campanile dei Serenissimi, avvenuto l’8 maggio 1997, gruppi di Xoventù indipendentista, in piena notte, hanno raggiunto piazza San Marco. Sventolavano bandiere della Repubblica veneta e inneggiavano al campanile. Tutti, 150, sono stati denunciati. Lores Dal Giotto è stata identificata in loco, Gabriele De Pieri di Loreggia e Paolo Pegorin di Tombolo sono stati imbarcati nelle volanti e portati in Questura. E’ finita così la “pacifica” manifestazione dei nostalgici per i Serenissimi, tra cui alcuni padovani.

Il corteo, preceduto dalla polizia municipale e dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa, è iniziato alle 20,45 nel piazzale della stazione ferroviaria. Lo aprivano due striscioni “Siamo tutti Serenissimi” e “Indipendensa”. A sorreggerli giovani imbavagliati da un tricolore. Uno gridava: “Per terra e per mare”. Altri rispondevano: “Viva San Marco”. Avevano un tamburo, fiaccole e vessilli.

Il corteo si è snodato lungo la Strada Nuova e si è concluso con un comizio in campo Santi Giovanni e Paolo. Il portavoce, il ventisettenne Stefano Danieli di Malo, studente in economia aziendale, ha letto: «A semo a Venezia ne la pi bela cità del mondo, che tanti ne invidia e ne ammira. La xe la nostra storega capitale». «Insieme e decisi podemo catar la forsa e la determination par liberar sto teritorio da le forse negative che lo domina e riapropriarse de la nostra sovranità. Semo a ricordar i otto veneti che ga fato sentir forte el rugito del leon in tuto il mondo. Grasie a l’asion dei oto nel 1997. Purtropo ne xe sta negà de comemorare l’asion dei serenissimi parchè i organi de sto stato pseudo-democratico vol dir ricordar asion ilegali, dunque qua stasera semo drio risciar tuti la denuncia par apologia de reato!».

A conclusione un saluto stringato da Fausto Faccia, uno degli otto veneti: «Non posso parlare, siamo un popolo, una nazione. Basta censure». Da campo Santi Giovanni e Paolo a piazza San Marco. Alle 22,15 i manifestanti, a gruppetti, hanno raggiunto la Piazza. Tutti sventolavano la bandiera. Alle 23,40 dalla piazzetta dei Leoncini è spuntata una decina di persone con i drappi del leone marciano. Le forze dell’ordine li hanno accerchiati e la Digos avvertiti: «E’ reato». Inascoltata ha chiesto i documenti. De Pieri, dichiarandosi presidente del governo veneto, ha consegnato la “carta d’identità della Repubblica Veneta”. Concitazione, urla. La Digos: «Si va in questura». De Pieri e Pegorin: «Siamo prigionieri di guerra. Per terra e per mar. Viva San Marco».

Nadia De Lazzari

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