Siccità nel Padovano, la pianta infestante colora di verde le chiuse di Voltabarozzo

È l’effetto del lungo periodo di siccità e della la Ludwigia, una pianta acquatica infestante la cui proliferazione negli ultimi anni è stata favorita dal riscaldamento globale 

Claudio Malfitano
Le immagini del tappeto verde allechiuse di Voltabarozzo (Foto Bianchi)
Le immagini del tappeto verde allechiuse di Voltabarozzo (Foto Bianchi)

Un enorme tappeto verde, lungo anche più di cento metri, alle chiuse di Voltabarozzo. È l’effetto del lungo periodo di siccità e di una pianta acquatica infestante la cui proliferazione negli ultimi anni è stata favorita dal riscaldamento globale: la Ludwigia.

Un fenomeno visibile in tutti i canali interni, ma che alla confluenza tra Bacchiglione e canale San Gregorio diventa macroscopico. Alla pulizia dei corsi d’acqua è deputato il Genio civile, che è già stato sollecitato all’amministrazione comunale. Ma c’è da dire che oltre alla natura ci si mette anche l’inciviltà di matrice umana: nello specchio d’acqua verde infatti spiccano decine di bottiglie di plastica ed altri rifiuti gettati da incivili.

«Sono in contatto anche con i gestori dei trasporti acquei turistici e vorrei convocare un tavolo sul tema della gestione dei canali», chiarisce l’assessore Alessandro Bisato, «per parte nostra la canaletta di Prato della Valle l’abbiamo pulita».

La situazione nel Padovano

Il problema ha interessato anche diversi canali in provincia, soprattutto nell’area delle Terme, tra Battaglia e Montegrotto. Originaria del Sud America e introdotta in Europa come pianta ornamentale per laghetti e acquari, la Ludwigia (detta anche “porracchia”) cresce rapidamente formando un fitto tappeto vegetale che rallenta il flusso dell’acqua, riduce la capacità idraulica dei canali e soffoca la vegetazione autoctona.

Non può essere eliminata con il semplice sfalcio, perché ogni frammento di fusto lasciato nell’acqua è in grado di radicare e dare origine a una nuova pianta. Per questo gli interventi vengono effettuati con escavatori che asportano completamente la vegetazione insieme ai primi centimetri di sedimento, seguendo il protocollo elaborato dall’Università di Padova nell’ambito del progetto finanziato da Regione, Consorzio di bonfica e Leb.

Nuovi fondi antisiccità

Intanto, per affrontare l’emergenza siccità arriva uno stanziamento di 60 milioni di euro da parte della Regione. Soldi destinati ad aiutare gli agricoltori con l’obiettivo di creare invasi aziendali e dotarsi di strumenti per irrigare in modo da non creare sprechi.

Nel Padovano il provvedimento interviene direttamente nei comuni caratterizzati da un bilancio idroclimatico fortemente negativo. Vale a dire: Agna, Anguillara, Bagnoli di Sopra, Barbona, Boara Pisani, Carceri, Casale di Scodosia, Castelbaldo, Granze, Masi, Megliadino San Fidenzio, Megliadino San Vitale, Merlara, Montagnana e Ospedaletto.

«Per il territorio padovano, e in particolare per le aree della Bassa da tempo in sofferenza cronica per la scarsità d’acqua, queste risorse rappresentano una boccata d’ossigeno vitale», spiega l’assessora regionale Elisa Venturini, «diamo agli operatori economici del territorio la possibilità concreta di investire in impianti irrigui moderni, tecnologie di precisione e opere di stoccaggio. Difendere l’acqua e il suolo significa difendere il nostro paesaggio, la biodiversità e la sopravvivenza stessa delle nostre comunità».

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