S’impicca ma i debiti passano al figlio Tenta il suicidio, si salva: restano i guai
Due storie di tragiche. Per colpa della crisi. Due storie di cui si sta occupando Federcontribuenti. È il 2008 quando un commerciante di Padova s’impicca perché non riesce più a far fronte ai debiti che rischiano di divorare i beni di famiglia. Sceglie di morire e ce la fa: i congiunti scoprono il suo corpo quando non c’è più nulla da fare. Ed è la famiglia a ritrovarsi ad affrontare tutti i guai. Così il figlio è costretto a vendere l’azienda per evitare di ritrovarsi travolto. Ma non basta a saldare i conti. Con il suo lavoro da autista, una moglie che pure lavora a tempo pieno e due figli in tenera età, sta svenandosi per pagare quasi 300 mila euro di mutui accesi per pagare tutti i debiti di un’azienda che non è più nelle mani della sua famiglia.
C’è chi, invece, non è riuscito a morire. E il caso di un artigiano di Giarre che, ingoiando barbiturici, ha cercato di farla finita nel 2010. Grazie al tempestivo intervento della moglie, è riuscito a evitare la morte. Ma non a scansare i problemi che c’erano prima di quel gesto estremo. E che sono rimasti anche successivamente alle sue dimissioni dall’ospedale. Da allora, le sue condizioni economiche non si sono riprese. Lui, piccolo artigiano nel settore elettrico, sta ancora aspettando il saldo di molte commesse: tra queste il lavoro svolto in un porto per circa 50 mila euro. Intanto è stretto fra mutui da pagare, fornitori da saldare, tasse da esaudire. (cri.gen.)
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