Smentita la scoperta dei neutrini più veloci della luce, da Padova Masiero annuncia: "Riproveremo in Italia"

PADOVA. La notizia è sintetica quanto sconvolgente, perché manda gambe all’aria un’ipotesi scientifica di cui ormai eravamo tutti convinti e che rimbalzava anche nei bar e nelle barzellette: i neutrini sono più veloci della luce, un pacchetto di neutrini sparato al Cern di Ginevra è arrivato al Gran Sasso in netto vantaggio sui fotoni, le microparticelle della luce. E invece no. Adesso rivoltano il calzino e ci dicono che la luce è più veloce dei neutrini, ci dicono che ci sono state delle anomalie nel funzionamento degli apparati.
Qualcosa di sbagliato che è emerso solo ora dai controlli. In realtà i ricercatori, di fronte ad una scoperta che manda a carte quarantotto la teoria della relatività di Einstein, punto di partenza e pane quotidiano di ogni fisico che si rispetti, avevano manifestato molte cautele e qualche perplessità perché era tutta una serie di certezze, di valori che si ridimensionava, si apriva la strada verso una nuova fisica che avrebbe soppiantato quella attuale come la teoria della relatività aveva messo in crisi i principi classici di Newton. Soprattutto avevano insistito sull’esigenza di altri più precisi controlli.
Il professor Antonio Masiero, uno dei protagonisti dell’esperimento Opera, docente all’Istituto di Fisica dell’Università di Padova e vicepresidente dell’Infn, dice: «Ulteriori controlli sono stati fatti e sono state registrate due anomalie e una dà un risultato contrario a quello dell’altra: una anomalia registra un anticipo, nel senso che sancisce la maggior velocità dei neutrini, la seconda anomalia registra un ritardo e vede la luce in anticipo rispetto ai neutrini. Ripetere il viaggio dei neutrini dal Cern al Gran Sasso? Per ora non è possibile perché da Ginevra non si spareranno più pacchetti di neutrini fino a marzo».
Ma ecco l’idea, per poter continuare le verifiche: fare gli esperimenti “in casa”, cioè al Gran Sasso, senza l’aiuto del Cern, per arrivare il più presto possibile ad una qualche certezza, in un senso o nell’altro. Le microparticelle non arriveranno più da oltre settecento chilometri, cioè da Ginevra, ma ci si accontenterà di un percorso più breve, cercando di misurare comunque la velocità. Due controlli saranno effettuati al Gran Sasso, facendo passare i raggi di microparticelle attraverso la montagna e controllando nuovamente i tempi, ma su una distanza molto più accorciata e quindi con un calcolo non facile sul filo dei milionesimi o miliardesimi di secondo, dal momento che la luce viaggia a 300 mila chilometri il minuto secondo e i neutrini, almeno si credeva, anche di più. Un primo esperimento è a cura di Opera, un secondo ha la regìa del professor Antonino Zichichi.
Insomma, su questa fondamentale e affascinante questione si continua a lavorare. Anche la prova “terza”, cioè indipendente, quella degli americani, non potrà avvenire prima di sei mesi. Vero è che, anche dopo l’annuncio del 25 settembre scorso, una seconda misurazione fatta con neutrini sparati a gruppi aveva dato lo stesso risultato della prima, cioè una velocità superiore a quella della luce. Insistendo, sono emerse le anomalie. Ma è stato lo stesso gruppo di ricercatori italiani a far emergere i dati discordanti. D’altra parte il professor Antonio Masiero e colleghi l’avevavo dichiarato fin da subito: intanto ci vuole cautela e poi cerchiamo altre conferme.
Lo stesso professor Antonio Ereditato, “padre” degli esperimenti sui neutrini a Opera, aveva dichiarato pochi giorni fa che la conferma della scoperta della velocità superiore a quella della luce «potrebbe arrivare tra un paio di mesi o al massimo tra due anni». Segno che c’è bisogno di ulteriori conferme. Eracomunque previsto un ulteriore esperimento a marzo, con i neutrini “sparati” dal Gran Sasso, anche se Ereditato sosteneva che «darà gli stessi risultati dei precedenti, perché non abbiamo trovato errori». Ora che gli errori, meglio le anomalie sono stati rilevati, diventa importante un tentativo diverso. Probabilmente quello che tra breve verrà effettuato sotto la montagna del Gran Sasso è importante proprio per questo: per le condizioni diverse di misurazione. Sarà come sentire “l’altra campana”.
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