Soldi a Miami, in 14 rischiano il processo
Chiusa l’indagine che vede al vertice l’ex gioielliere di Arzergrande Ivone Sartori. La banda investiva anche soldi “sporchi”

PIOVE DI SACCO. Associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio continuato e al reinvestimento con l’aggravante della transnazionalità. La procura chiude l’indagine e si appresta a chiedere il processo per la banda che vede al vertice Ivone Sartori, 52 anni, latitante, ex gioielliere di Arzergrande e con lui altre 13 persone. Le accuse sono contestate a vario titolo a tutti, ad eccezione di due investitori, Gabriella Berengo, 70 anni di Padova e Michele Santinato, 49 anni di Chioggia che hanno un ruolo minore.
Di novità c’è che entrano nell’inchiesta due figlie di Sartori, Nicole di 24 anni e Jamie Lee di 30. Il quadro accusatorio per il gruppo appare ridimensionato sui numeri che erano trapelati in un primo momento. Si tratta di un riciclaggio di soldi, parecchi dei quali in nero e soldi anche sporchi finiti in investimenti immobiliari nella metropoli della Florida. L’inchiesta è coordinata dal pm Benedetto Roberti e nota come “operazione Miami”, ed è stata avviata dalla Guardia di finanza. Il denaro spedito oltreoceano sarebbe proveniente anche dai reati di usura, estorsione ed evasione fiscale. E non sarebbe mai transitato nei conti correnti degli investitori. Gli altri indagati sono Alberto Bullo, 44 anni, di Chioggia, Walter Favaro, 46 anni, di Padova, Elisabetta Mirti, 43 anni di Torino, Tito Sala, 64 anni di Venezia (primario di Otorinolaringoiatria di Piove), Monica Donà, 55 anni di Codevigo, Tommi Burato, 39 anni di Codevigo, l’avvocato Valentino Menon, 58 anni di Codevigo, Agostino Luise, 50 anni di Piove di Sacco, Mario Manuela Borso, 53 anni, di Cassola (Vicenza). Sartori, Mirto, Bullo, Favaro e il primario Sala sono indicati come promotori, capi e organizzatori dell’associazione criminale tanto da dirigere e controllare l’attività “materiale” svolta dai principali collaboratori: la figlia di Sartori, Donà e Burato (i tre, non a caso, sono chiamati a rispondere della “partecipazione” all’associazione a delinquere). Nell’avviso si contesta agli 8 indagati di aver raccolto denaro proveniente da attività illecite. Soldi consegnati da ben 13 persone per investimenti immobiliari a Miami. Gli investigatori hanno controllato numerosi conti correnti, fiumi di denaro che sparivano verso gli Usa.
Molti gli investimenti immobiliari per milioni di dollari. Davvero difficile districarsi tra moltissime società e altrettanti conti correnti. Ne consegue un’evasione di Irpef per milioni di euro. Sartori avrebbe costituito una ventina di società criptate nel Delaware, stato degli Usa definito paradiso fiscale. E attraverso quelle società gestirebbe delle palazzine in quartieri turistici di Miami comprate da investitori italiani. A far revocare il decreto di latitanza Sartori ci aveva già provato nel marzo 2015, per motivi di salute, in particolare un infarto di cui era stato vittima. Tuttavia il giudice aveva respinto l'istanza ritenendo che non fosse impossibilitato a prendere un volo aereo, durata del viaggio meno di 8 ore. Il decreto del gip Cristina Cavaggion di Padova porta la data del 13 febbraio 2015 ed è ancora valido. Il giudice ha precisato che Sartori non ha mai collaborato con gli investigatori. E neppure ha fornito qualche giustificazione per spiegare le contestazioni a lui rivolte.
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