Su Facebook Erica vive e ci racconta il suo futuro

Nel giorno del suo compleanno gli auguri di chi sapeva e di chi la credeva ancora in vita. Tre mesi fa una foto rivelatrice e i suoi nuovi amici: voleva cambiare la sua vita

PADOVA. Marlina che non lo sapeva, l'ha fatta vivere ancora 28 ore. Erica è morta alle sette di domenica mattina, Marlina le ha scritto alle 11 del giorno dopo. «Auguri Erica!». Come fosse viva. Perché così la pensava e così la credeva, sicché si vive solo nella mente degli altri e il suo è l'augurio più bello dei tanti che hanno affollato la sua pagina di Facebook. Sei mesi fa Erica aveva cambiato il profilo, aveva postato una foto di spalle sullo sfondo di un cielo plumbeo, i capelli stretti a chignon, le braccia in fuga sfumate da un gesto di liberazione che la macchina non era riuscita a fissare.

E naturalmente sono solo sciocchezze: nessuno vive come stesse per morire, niente ha più importanza di qualsiasi altro gesto che facciamo in vita, non si lasciano testamenti, non c’è niente di premonitore, nulla che facciamo per ultimo che resta ai vivi per capire.

Una donna di 28 anni bacia, sposa e alleva il suo assassino. Erica poteva liberarsene? Forse sì, forse lo stava per fare: lo aveva fatto dormire in casa la sera prima e così aveva compiuto il suo destino continuando la serie dei gesti quotidiani - quelli a cui ha pensato, gli altri che non ricordava - fino all’ultimo che non ha maggiore importanza degli altri: era mattina, l’ultimo di una notte in piedi, il primo che le ha procurato la morte, tutti gli altri forse potevano salvarla. Ma non è successo.

Così i morti restano su Facebook come le lapidi in cimitero. Avvertono che siamo tutti dei sopravvissuti. Su Facebook raccontano ciò che stavano per fare dopo. «Avevo aspettato il tuo compleanno per dirti che il tuo progetto che mi avevi affidato era stato presentato pochi giorni fa e valutato positivamente. Come faccio ora a dirtelo?» chiede Franco, fotografo, ammesso alla sua “amicizia” il 26 settembre, di cui sappiamo che riprende patchwork di mollette colorate esposte a Marostica il 20 luglio scorso.

Le fa gli auguri da morta Steno che parla inglese e anche swahili. La saluta la zia Sherril McMahon dall’America, Corrado che vive a Sharm el Sheikh e dirige un dive, la bacia Christopher Cognonato da Miami Beach.

Quanto larga era la vita di Erica? E quanto stretto l’imbuto della coppia in cui era andata a ficcarsi sposando Rao? Quanto ha cercato di liberarsi senza mai fare abbastanza per riuscirci? I gesti mancati, quelli fatti, le decisioni appena abbozzate e quelle rinviate, i ripensamenti disastrosi dei quali non sappiamo niente, se non i rimandi su Facebook, le indicazioni rimaste su una pagina in questa «Spoon River» che è la sua voce da morta.

Erica amava le mollette colorate del fotografo Franco Storti e le performance teatrali di Armando Punzobi dal carcere di Volterra. Ci sono delle foto di lei con un microfono in mano che parla da un palco. Ha il piglio di una conduttrice, guardandola la puoi sentire. C’è la foto cialtrona della festa di laurea al Bo, c’è lei come non era già più, con i capelli cortissimi prima di diventare sposa e madre, il volto di una ragazza acerba che presto cresce, si dischiude e diventa splendido nella gravità di una donna vera.

Si capisce che le piacevano i foulard e le sciarpe, che stava ascoltando il vento della vita. Vi si stava abbandonando per la prima volta in quella foto ventosa e tormentata di tre mesi fa, è lì che vanno cercati i motivi e il genere dei gesti che l’hanno perduta. Un amico le ha dedicato una galleria di foto con una canzone di cui non sapremmo l’autore ma che sembra scritta per lei, «I am just fool of all you», «sono giusto pazza di tutti voi».

Erica stava rinsavendo in realtà. Se Paolo l’avesse lasciata vivere avrebbe rinsavito anche lui, il ragazzo che aveva amato e sposato, che le aveva dato una figlia e che stava annegando nella disperazione. Un po’ di tempo ancora e forse si sarebbero salvati insieme.

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova