Suicida in carcere a Padova: era un detenuto che doveva essere trasferito
A togliersi la vita un uomo di 74 anni, nella struttura penitenziaria da 40, che frequentava il laboratorio di cucito. All’origine del gesto ci sarebbe il disagio per la chiusura della sezione Alta Sicurezza 1

Suicidio nella notte di mercoledì 28 gennaio al carcere Due Palazzi di Padova. Secondo le prime informazioni fatte filtrare dal penitenziario, si tratterebbe di un gesto estremo di un detenuto legato al disagio per la chiusura della sezione Alta Sicurezza 1 con il trasferimento delle persone in altra struttura. A perdere la vita è un uomo di 74 anni, da 40 anni in carcere (gli ultimi 18 in quello di Padova), che frequentava il laboratorio di cucito. La vittima era detenuta per gravi reati associativi gravi, e nel corso della sua detenzione non aveva mai usufruito di permessi di uscita.
«Si tratta di persone», spiegava una nota inviata martedì alle redazioni dalle associazioni di volontariato che operano all'interno della struttura, «che da anni, e in qualche caso da decenni, stanno facendo a Padova assieme al Terzo settore un percorso di rieducazione e profondo cambiamento che verrà così brutalmente interrotto». Proprio mercoledì mattina alle 11 si è tenuto un sit-in di protesta contro la decisione che di fatto interrompe ogni programma di recupero dei detenuti in regime di Alta Sicurezza.
«Si tratta di una tragedia frutto di un atto di violenza istituzionale: il governo ha delle gravissime responsabilità»,commentato in una nota Debora Serracchiani, responsabile Giustizia, e Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria nazionale del Partito democratico. «La decisione – proseguono gli esponenti dem – non è una misura di sicurezza, ma la cancellazione deliberata della funzione rieducativa della pena».
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