Suicidio Di Lenardo, la moglie: «Ecco il testamento di mio marito»

Elisabetta, la moglie di Bruno: «Queste erano le sue idee». L’uomo prima di togliersi la vita ha lasciato dieci biglietti: «Cari dipendenti, scusatemi»

PADOVA. Dieci biglietti appoggiati sulla scrivania, tutti rivolti a familiari e amici tranne uno: “Cari dipendenti, scusatemi”. Bruno Di Lenardo, imprenditore di 52 anni, poco prima di togliersi la vita nel bagno del suo ufficio ha avuto un ultimo pensiero per il personale della sua azienda: anche se oppresso dal buio della disperazione, si rendeva conto di ciò che il suo gesto avrebbe scatenato. Poi c’è il suo testamento morale, con tutte le paure e le incertezze, lasciato poco più di un anno fa in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera. Una lettera che ora la moglie Elisabetta legge e rilegge per provare a capire ciò che nessuno riesce ancora a spiegarsi: «Questo è quello che mio marito pensava, questo è ciò che ci lascia».

La tragedia

La speranza ha abbandonato per sempre il cuore di Bruno Di Lenardo domenica pomeriggio verso le 17, quando si è ritrovato solo tra i resti della sua azienda ridotta ai minimi termini da un furioso incendio scoppiato la sera prima: un rogo che ha parzialmente distrutto anche la sede della Ch&f Bertolini Srl. L’imprenditore nel ramo dell’ortofrutta, residente in via Barbarigo nel cuore del centro storico di Padova, conosciuto e stimato in tutta la città, ha preso carta e penna e ha scritto dieci biglietti di scuse e ringraziamenti per i membri della sua famiglia e per gli amici. L’ultimo messaggio l’ha rivolto al personale, chiedendo umilmente perdono. Chiuso nel bagno del suo ufficio ha provato a farla finita incidendosi i polsi con un coltello, infine si è chiuso la testa in un sacchetto di plastica che poi ha stretto al collo utilizzando una sciarpa.

Le indagini

L’incendio dell’azienda, se quanto accertato fino ad ora sarà confermato, sembra essere a tutti gli effetti accidentale perché partito da un corto circuito. Oggi gli investigatori della questura di Padova contatteranno l’assicurazione presso cui l’azienda aveva stipulato la polizza: il contratto assicurativo per danni da incendio c’era ma doveva essere rinnovato. Ciò che resta da capire è se era assicurato anche per danni a terzi. I carabinieri della Compagnia di Padova, dal canto loro, hanno sequestrato i dieci biglietti scritti dall’imprenditore e attendono che in procura venga affidato dell’incarico per l’autopsia.

La famiglia sconvolta

Elisabetta, la moglie di Bruno Di Lenardo, sta cercando di superare questo terribile momento insieme ai figli Marco, 23 anni, laureato a ottobre in Economia e Commercio e Stefano che invece frequenta la quinta classe al liceo Nievo. «Non chiedetemi per quale motivo mio marito abbia commesso un simile gesto» esordisce la donna, «dico solo che un anno fa, ad agosto del 2011, Bruno ha scritto questa lettera al direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli. Il testo è stato pubblicato interamente e ha riscosso molti complimenti da parte di amici e colleghi. L’hanno chiamato da tutta Italia per congratularsi. In quelle righe c’è il carattere di mio marito, ci sono tutte le sue idee».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:crisi

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova