Tante facce contro il femminicidio: nasce in Veneto la campagna virale

PADOVA. «Metterci la faccia» contro la violenza sulle donne: è il senso della campagna lanciata dalla Rete degli studenti medi del Veneto e dall’Udu (unione degli universitari) di Padova, Venezia e Verona. Un’iniziativa virale giocata interamente sulla rete, che vede gli utenti di Facebook protagonisti e portatori del messaggio «Stop femminicidio: io ci metto la faccia». In poche ore sono centinaia le foto già arrivate. «È un modo per tenere alta l’attenzione sul problema», spiegano gli organizzatori.
«Oggi sembra quasi una banalità ripetere i dati dell’OMS: la prima causa di uccisione nel Mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio (da parte di persone conosciute) - è il senso dell’iniziativa - Negli anni Novanta il dato non era noto, e quando alcune criminologhe femministe verificarono questa triste realtà, decisero di “nominarla”. Fu una scelta politica: la categoria criminologica del femmicidio introduceva un’ottica di genere nello studio di crimini “neutri” e consentiva di rendere visibile il fenomeno, spiegarlo, potenziare l’efficacia delle risposte punitive. Dietro questa parola c’è una storia lunga più di venti anni, una storia in cui le protagoniste sono le donne».
A Padova l’ultimo caso è quello che ha per protagonista Paolo Rao, l’ingegnere trentenne che all’alba del 7 ottobre scorso ha ucciso con 53 coltellate l’ex compagna Erica Ferazza. «Chiediamo e vogliamo vivere in una società che tuteli i diritti di tutti e non permetta più di lesionare la dignità altrui», concludono i promotori dell’iniziativa.
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