Tentano di sequestrare una donna

Aggressione per strada a Massanzago, lei si divincola e fugge ai tre nordafricani. Sul braccio le resta il segno della presa

MASSANZAGO. «Stavo passeggiando col mio cane, quando è arrivata un'auto con a bordo tre uomini. Uno di loro mi ha stretto con forza un braccio, volevano portarmi via, ma sono riuscita a dimenarmi e a fuggire». Ma ora vive nell'angoscia: «Cosa volevano da me? Chi erano?». 

Sono stati attimi di terrore quelli vissuti da C.T., 52 anni, residente nel Rodigino; domenica si trovava a casa del fidanzato a Massanzago. Una donna terrorizzata: «Ho paura a uscire di casa, ma voglio raccontare quello che è accaduto, perché si aiutino le forze dell'ordine a fare chiarezza. E alle donne che vengono aggredite, dico di non tacere».

C.T. ripercorre quei momenti da incubo: «Domenica, poco dopo le 18, sono uscita con il mio cagnolino, un meticcio di quasi dieci anni». Il fidanzato era fuori, a pescare. «Ho approfittato della bella giornata per farmi una passeggiata lungo una strada sterrata, in mezzo ai campi». Una camminata di pochi minuti, quanto basta per allontanarsi dalle case e trovarsi in aperta campagna. «Ero sola, non c'era nessuno. Poi ho sentito il rumore di un motore, mi sono voltata e mi sono vista arrivare una Vw Golf grigia vecchio modello». Dentro erano in tre. «Uno è rimasto alla guida, un altro è sceso tenendo la portiera posteriore aperta. Il terzo è venuto verso di me, mi ha afferrata al braccio sinistro, ha cercato di trascinarmi verso la vettura. Erano tutti e tre marocchini, si parlavano a voce bassa, non capivo che dicevano, ero confusa».

La vittima dell'aggressione non si è data per vinta e ha combattuto per liberarsi: "Mi spingevano, mi strattonavano, volevano caricarmi in macchina, non so per fare cosa, volevano rapirmi. Ma non saprei dire perché, non abbiamo debiti, non abbiamo problemi con nessuno».

Il cane ha capito il pericolo immediatamente e ha soccorso la padrona: «Ringhiava, abbaiava, mentre io urlavo, ma eravamo distanti, troppo distanti, e nessuno poteva sentirci». Eppure, a poche centinaia di metri, c'erano le case, altre persone.

«Ho dato un calcio a uno dei violenti che mi teneva al braccio, mi faceva male, e sono riuscita a liberarmi e a scappare». Una corsa con il cuore in gola, voltandosi poche volte, in tempo per vedere che la Golf andava altrove. «Arrivata a casa ho chiamato il mio fidanzato, che è rientrato, e poi mia madre. Siamo andati al Pronto soccorso, per strada abbiamo trovato una pattuglia dei carabinieri», continua la donna, «e così abbiamo spiegato tutto, denunciando l'episodio ai militari di Trebaseleghe».

I medici del Pronto soccorso di Camposampiero hanno medicato gli ematomi alla donna: ne avrà per una decina di giorni, ma le ferite peggiori sono quelle psicologiche, è il terrore di un nuovo agguato. Impossibile darsi pace: «Non capisco chi possa avercela con me. Nelle ultime notti non sono riuscita a dormire, ho paura a uscire di casa, ma voglio denunciare tutto, e voglio lanciare un allarme che possa aiutare anche altre donne».

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