TRAGEDIA IN FAMIGLIA / Calciatore 22enne trovato morto dal padre

GRANTORTO Un attaccante: in campo e nella vita. Ma l'energia dei 22 anni di Emanuele Gallio si è bloccata improvvisamente all'alba di ieri. Il padre ha trovato il figlio, morto, nel suo letto. Inutili i soccorsi, enorme la disperazione in una famiglia grande, bella. Emanuele viveva in via Giassara a Grantorto con papà Pierluigi, che lavora alle ferrovie di Vicenza, mamma Marilisa Parlato, casalinga, e i quattro fratelli: la gemella Benedetta, i fratelli Alessandro, 28 anni, Daniele, 27, e Alberto, il più piccolo, di 16, con il quale condivideva la stanza.
«Ieri mattina, poco prima delle 7, sono andato in camera da letto per svegliare Alberto, doveva prepararsi per andare a scuola», racconta il padre. Lo sguardo si è posato anche su Emanuele: «Era in una posizione strana, innaturale, non mi era mai capitato di vederlo dormire così». La paura ha iniziato a gelarlo, ha cominciato a percepire il dramma: «Mi sono avvicinato, il viso era rivolto verso il basso. C'era qualcosa che non andava, l'ho toccato, l'ho mosso, mi sono accorto che era freddo. E non respirava». L'allarme è stato immediato: «Sono corso a chiamare l'ambulanza, i medici sono arrivati a Grantorto a sirene spiegate. Hanno cercato di rianimarlo, ma purtroppo tutti i tentativi sono risultati inutili».
Dai primi accertamenti sembra che il decesso sia avvenuto tra le 5.30 e le 6. «Stava bene, la sera prima era andato a fare il solito allenamento di calcio, uno sport che adorava, che amava fin da piccolo. Non aveva alcun tipo di malattia, di disturbo, era un ragazzo di soli 22 anni, sano. E tra i miei figli era quello più energico, estroverso e pieno di vita».
Fino a qualche settimana fa aveva lavorato al supermercato Billa di Vicenza, poi al contratto non era stata data continuità e quindi stava cercando una nuova opportunità. «Proprio ieri mattina dovevamo portare in giro qualche curriculum», continua il genitore. «Si era diplomato all'istituto alberghiero di Castelfranco, l'anno scorso aveva conseguito anche il patentino di personal trainer in palestra: lo ha fatto per la sua passione per lo sport e poi crearsi più opportunità possibili, per il suo futuro».
La famiglia Gallio è a Grantorto dal 2003: mamma e papà dei cinque figli si erano sposati nel 1984, andando a vivere a Vicenza, prima di trasferirsi nell'Alta. Un dramma al quale dovrà essere data una spiegazione: «Ora verrà fatta l'autopsia». Tra le ipotesi si parla di arresto cardiaco.
«Siamo una famiglia forte, unita». Chi sente una parte di sé staccarsi in maniera devastante è la gemella Benedetta. Qualche settimana fa aveva pubblicato su Facebook una loro foto da bambini, davanti alle candeline: «Ero a casa. L'ho visto. Non è possibile». Lei, lui: «Emanuele era eccezionale, sapeva sdrammatizzare ogni situazione. Il nostro era un legame speciale. Ci capivamo solo guardandoci negli occhi. Ci capitava di discutere, arrabbiarci, litigare. Ma poi in un attimo ci riconciliavamo, come non riuscissimo a stare distanti». Lui e lei: «Ci confidavamo tutti i nostri segreti».
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