Tram a Padova, l’opposizione attacca: «Nascondono la verità»
L’operazione chiarezza dell’assessore non ha convinto l’opposizione. L’attacco di Bianzale: «Ragona studi, i mezzi non ci sono e l’opera costerà 60 milioni in più»

Niente da fare. L’«operazione chiarezza» dell’assessore alla mobilità Andrea Ragona non convince l’opposizione di Palazzo Moroni, che sui ritardi nella produzione dei tram rincara la dose. Dal gruppo misto, Manuel Bianzale parla di dichiarazioni «farneticanti» che «confermano come in questi mesi sia lui sia Giordani abbiano nascosto la verità ai padovani».
«La loro narrazione fa acqua da tutte le parti e si autosmentisce», sostiene il consigliere. Il punto, dice, è semplice: il contratto prevedeva la consegna, entro il 30 giugno scorso, di 20 tram a quattro casse destinati al sistema Smart.
E i tram non ci sono. «Non esiste alcuna franchigia sul termine di consegna: esiste soltanto un periodo nel quale non vengono applicate le penali, peraltro ridicole, previste dal contratto del 2022», pronuncia il consigliere, invitando Ragona a «ripassare gli elementi base del diritto commerciale, prima di accusare gli altri di dare fake news». E ricorda l’incarico affidato da Aps (la holding partecipata al 100% da Palazzo Moroni e stazione appaltante dell’opera) a uno studio legale per negoziare con Alstom, l’azienda produttrice dei Translohr padovani.
Ma l’attacco riguarda anche i costi del progetto. Durante uno degli ultimi consigli, il sindaco Sergio Giordani gli aveva consegnato un faldone di documenti. «Una prima analisi evidenzia circa 20 milioni di euro di varianti contrattuali, quasi 10 milioni di lavori stralciati e affidati ulteriormente e altri 12 milioni riconosciuti a Icm-Maltauro per la definizione delle riserve, compreso un premio di accelerazione di 8 milioni», riferisce Bianzale, aggiungendo: «Se dall’esame della documentazione saranno confermate anche le ulteriori riserve, il maggior costo rispetto alle previsioni iniziali potrebbe arrivare a 50-60 milioni di euro». Da qui le domande: «Chi li paga? Sono già coperti dalle risorse disponibili, compresi Pnrr e Fondo Opere Indifferibili, o finiranno sulle casse del Comune?».
Di più: secondo il consigliere, dai verbali della Commissione di collaudo emergerebbero criticità relative all’armamento, all’innesto con il Sir1 in corso Garibaldi e in stazione, alle saldature e alle resine utilizzate. «Gli atti raccontano una realtà molto diversa da quella rappresentata dall’amministrazione: ritardi, costi in aumento e questioni tecniche ancora da chiarire», conclude.
Dov’è il cronoprogramma?
Gli fa eco Enrico Turrin (FdI): «Ogni volta che Ragona tenta di rassicurare la città sulla fornitura dei mezzi, non fa che contraddirsi e peggiorare la situazione. Continuare a ripetere che tanto prima o poi arriveranno e che, in ogni caso, il fornitore pagherà le penali, non è un modo serio di affrontare la questione per un amministratore pubblico. È possibile che Alstom non sia in grado di fornire un cronoprogramma delle future consegne?».
La visita ad Alstom
Il vicepresidente del consiglio comunale Ubaldo Lonardi (Lega) torna infine sulla visita agli stabilimenti Alstom richiesta dalle minoranze. Ragona aveva ricordato che la visita era stata programmata per l’8 e il 9 luglio, ma che nessuno dei consiglieri aveva dato disponibilità. «Dice solo mezza verità», attacca Lonardi, «nelle date proposte non potevamo partecipare per motivi di lavoro, ma ho scritto all’assessore che eravamo disponibili dal 15 al 25 luglio. Non ha risposto. I consiglieri vivono del proprio lavoro: ci vuole rispetto».
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