Trasporto pubblico, da Padova e Comuni della provincia una mozione per il biglietto unico
Mozione in 26 Comuni per l’integrazione tariffaria. Bean (Pd): «La frammentazione del servizio porta a un costo degli abbonamenti che si scarica sui passeggeri»

Semplificare la vita a migliaia di pendolari, abbattere i costi e unificare un sistema oggi frammentato in undici diverse aziende. È questa la sfida lanciata da Padova e da una parte consistente della sua provincia alla Regione. Il tema è quello del "Biglietto Unico Regionale", una proposta che sta raccogliendo un consenso trasversale tra i banchi dei consigli comunali, superando spesso gli steccati ideologici per rispondere a un’esigenza pratica: rendere il trasporto pubblico locale (Tpl) un’alternativa reale ed economica all’auto privata.
L’integrazione tariffaria contro il "caro-abbonamenti"
Il cuore della proposta è l’integrazione tariffaria. Attualmente, chi si sposta tra le diverse province del Veneto o utilizza combinazioni di treno, bus extraurbano e mezzi urbani deve spesso sottoscrivere più abbonamenti, con costi che lievitano rapidamente. Secondo i dati riportati dai promotori della mobilitazione, la frammentazione del servizio porta il costo mensile medio di un abbonamento in Veneto a circa 45,50 euro, ma per molti utenti la cifra raddoppia o triplica a seconda delle tratte. Il caso del bambino lasciato a piedi sulla tratta Cortina-Calalzo durante le Olimpiadi Invernali è stato citato nel comunicato come il "punto di non ritorno" simbolico di un sistema che necessita di una regia unica. L’obiettivo è un abbonamento solo per tutti i servizi, con agevolazioni specifiche per giovani, anziani e categorie fragili.
Padova capofila: una mozione nata per la città del futuro
Il movimento ha trovato il suo fulcro nel Comune di Padova, dove il 25 marzo 2026 è stata approvata una mozione presentata dal Partito Democratico. Pietro Bean, consigliere comunale di Padova e primo firmatario, spiega così l’urgenza dell’intervento: «Il territorio padovano sta vivendo grandi trasformazioni sotto il profilo della mobilità urbana e della viabilità in generale, con le nuove linee del tram in città e con tutti gli investimenti del Pnrr sul territorio. Questo sviluppo delle infrastrutture e una sempre più crescente sensibilità ambientale spingono i cittadini a chiedere alla politica uno sforzo maggiore sul trasporto pubblico». Per Bean, il biglietto unico è lo strumento per «abbattere i costi e migliorare la mobilità negli spostamenti casa-lavoro-studio».
Una provincia in fermento: il fronte dei 26 Comuni
Nonostante la scintilla sia partita dal centrosinistra nel capoluogo, la proposta si è propagata velocemente in tutta la provincia, coinvolgendo quasi un quarto dei comuni padovani (26 su 101). Da Vigonza a Este, da Saonara a Monselice, le mozioni sono state approvate spesso all'unanimità, segno di una necessità sentita dai sindaci di ogni colore politico.
Sabrina Doni, segretaria provinciale del Pd e figura chiave nel coordinamento della proposta sul territorio, sottolinea la portata dell’iniziativa: «È significativa l'operazione di sensibilizzazione che abbiamo portato avanti a Padova in modo trasversale in città e in tantissimi comuni della provincia. Che sia davvero di sprone al governo regionale perché finalmente si dia corpo ad un'iniziativa davvero necessaria per tutti i veneti».
Le voci del territorio: dai pendolari alla "Cintura Urbana"
Particolarmente rilevante è la posizione dei comuni della prima cintura, come Ponte San Nicolò. Il sindaco Gabriele De Boni evidenzia come la semplificazione sia una priorità: «Ogni giorno molti cittadini si spostano verso il capoluogo. Servono soluzioni economicamente sostenibili, soprattutto per giovani e lavoratori. Semplificare le tariffe significa migliorare la qualità della vita».
Anche da Vigonza, dove l’ordine del giorno è passato all’unanimità, i consiglieri Arianna Toniolo, Antonino Stivanello e Francesco Alibardi guardano alle grandi opere: «Un passaggio rilevante anche in vista del tram Vigonza–Padova: una mobilità piena non può che essere una mobilità smart e integrata con l’ecosistema regionale».
Più a sud, a Monselice, il consigliere Nicolò Ruffin ricorda che la misura serve a mantenere l'attrattività della provincia: «Il biglietto unico è utile specialmente per i paesi su cui insistono stazioni ferroviarie, abitate da molti studenti e lavoratori pendolari».
Le resistenze e il dibattito aperto
Il cammino non è però privo di ostacoli. In comuni come Pontelongo e Battaglia Terme, la proposta è stata respinta, scatenando polemiche politiche. Riccardo Rocca, consigliere di Pontelongo, parla di «occasione sprecata», lamentando come la scelta politica abbia prevalso sul merito di un tema così sentito.
A Rubano, invece, la mozione è passata nonostante l'uscita dall'aula delle minoranze. Il presidente del consiglio comunale, Stefano Artuso, ha espresso soddisfazione per un atto che impegna l'amministrazione a un'interlocuzione diretta con Venezia. Ora la palla passa infatti alla Regione Veneto: Padova e la sua provincia hanno tracciato la strada, chiedendo un cambio di passo deciso verso una mobilità più equa e sostenibile.
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