Tre monselicensi fra i ventuno indagati per l’evasione fiscale con i carburanti

La trasmissione Report domani sera riprenderà le fila di un’inchiesta ancora aperta della Guardia di finanza di Venezia

MONSELICE.

Quei prezzi erano un po’ troppo bassi. Pompe bianche sì, ma la convenienza era eccessiva e “puzzava”. E così i finanzieri veneziani si sono messi a pedinare le autobotti che rifornivano questi distributori “low low cost” e hanno risalito la filiera, scoprendo un ingente sistema di frode che ha coinvolto tutta Italia. Anche Monselice, dove gli indagati sono tre: i noti gestori Rino e Andrea Bellan, pionieri delle pompe senza marchio, e l’ex assessore comunale ed ex presidente di Cvs Loris Rossato. Che attualmente è pure tra i quattro consiglieri del cda del Consorzio Padova Sud.

Inchiesta carburanti, Report a Monselice


Domani sera la trasmissione “Report” di Rai 3 manderà in onda l’inchiesta su questa maxi frode – si parla di un buco che solo per il Veneto tocca i 26 milioni di euro – raccontando anche il tassello padovano, quello appunto legato a Bellan (che ha ricevuto la visita dell’inviato Giorgio Mottola) e a Rossato (che non ha voluto rispondere ai microfoni Rai).



Gli avvisi di garanzia sono stati notificati nel gennaio 2017 in seguito all’attività d’indagine del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Venezia, coordinata dalla Procura della Repubblica lagunare, avviata nel 2015 e che ha coinvolto 250 persone in tutta Italia. L’ipotesi di reato di frode si basa sull’acquisto del carburante in Slovenia, Malta e Svizzera. Le fatture venivano emesse a favore di ditte esistenti solo sulla carta, le cosiddette “cartiere”. Queste in teoria dovevano pagare tasse sulla vendita e l’Iva. Ma in realtà non versavano un euro. Quindi gasolio e benzina venivano proposti e venduti a pompe di benzina, che potevano acquistare il carburante a un prezzo inferiore anche del 22%, rispetto a quello di mercato. I reati ipotizzati? Dall’associazione per delinquere all’omessa presentazione della dichiarazione, dalla presentazione di dichiarazione infedele alla sottrazione dal pagamento dell’accise, dalla ricettazione all’occultamento della documentazione contabile.

I numeri danno l’idea della vastità della frode: 400 milioni di litri di carburanti venduti fraudolentemente in due anni (8 milioni di pieni) acquistati da 259 distributori stradali sparsi in tutta Italia.



L’inchiesta, e ora anche “Report”, hanno fatto tappa pure a Monselice. Sotto esame alcuni scambi di bonifici tra le società di Bellan e quelle di Rossato. Nello specifico la Sinhue è di proprietà di Bellan (poi un 30% di quote passa a Rossato) ed è nata nel 2011. Viene ceduta nel 2015 e risulta inattiva. Eppure attraverso la Sinhue partono bonifici (ad esempio 200 mila euro alla New Beauty Solutions e altri 100 mila alla Ciesse Global di Rossato) e soprattutto vengono acquistati ingenti quantitativi di carburante in Slovenia, che vengono depositati a Monselice e poi rivenduti alla Energy Group, altra società di Bellan.

In questo giro è stata stimata – secondo l’accusa – un’Iva non versata di 500 mila euro. L’Energy Group, peraltro, ha zero entrate per anni, poi nel 2012 dichiara 4 milioni di euro di fatturato, resta a secco per un biennio per poi “esplodere” con un fatturato di 70 milioni di euro nel 2015. Se ne parlerà domani su “Report”.
 

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