Il finto portale PagoPa e il rimborso inesistente: cos’è la nuova truffa della Tari

Alla vittima viene comunicato con sms o email un presunto rimborso sulla bolletta. Un link conduce però a una pagina web fraudolenta, realizzata con l’obiettivo di raccogliere informazioni personali e dati finanziari

Pietro Cesaro
Allarme truffe su finti rimborsi della Tari
Allarme truffe su finti rimborsi della Tari

«Attenzione alla nuova truffa online che sfrutta il tema dei rimborsi Tari». A lanciare l’allarme è Gestione Ambiente (realtà che collabora alla gestione del servizio di asporto e trattamento dei rifiuti nella Bassa Padovana), che segnala una campagna di phishing individuata dal Cert-Agid e rivolta agli utenti attraverso sms ed email apparentemente riconducibili a servizi pubblici e alla piattaforma PagoPa.

Il meccanismo è semplice, ma particolarmente insidioso. La vittima riceve un messaggio nel quale viene comunicata la presunta disponibilità di un rimborso relativo alla Tari, con l’invito a cliccare su un link per procedere alla richiesta.

La comunicazione può presentare una grafica curata e molto simile a quella utilizzata da PagoPa, così da apparire credibile e convincere l’utente ad aprire il collegamento. Il link conduce però a una pagina web fraudolenta, realizzata con l’obiettivo di raccogliere informazioni personali e dati finanziari. In una prima fase viene richiesto il codice fiscale, seguito da altri dati anagrafici e personali.

Successivamente la procedura arriva alla richiesta dei dati della carta di pagamento, compresi numero, data di scadenza e codice di sicurezza cvv. Informazioni che, una volta fornite, possono essere utilizzate per tentare di effettuare operazioni non autorizzate o ulteriori frodi.

Gestione Ambiente invita quindi gli utenti a prestare la massima attenzione e ricorda che l’ente non invia messaggi contenenti link attraverso i quali richiedere rimborsi Tari. Di fronte a comunicazioni di questo tipo è fondamentale non cliccare sui collegamenti ricevuti e, soprattutto, non inserire mai i dati della propria carta per ottenere un rimborso.

In caso di dubbi sulla reale provenienza di un messaggio o sulla presenza di un eventuale rimborso, il consiglio è di non utilizzare i contatti indicati nella comunicazione sospetta, ma di rivolgersi direttamente all’ufficio tributi attraverso i normali canali ufficiali. La raccomandazione vale soprattutto in presenza di richieste urgenti. Se, invece, sono stati inseriti i dati della carta, è necessario contattare immediatamente la propria banca e procedere al blocco della carta.

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