Un'amica: "Meriem sapeva rubare dai bancomat senza codice"

La ragazza marocchina di Arzergrande arruolata dall’Is come “Sorella Rim”: è un’autorità della cyber-jihad

PADOVA. «Una volta mi ha detto che sapeva violare i siti internet e anche rubare i soldi dai bancomat senza avere il codice. Io le ho detto che non le credevo e lei mi ha invitato a casa a sua per farmi vedere come faceva. Meriem era un genio in informatica». Di quella ragazzina di prima superiore, giunta dal Marocco con tutta la famiglia, ora restano solo poche foto scaricate dai social network, un nickname che fa venire i brividi e il racconto di un’amica stretta. Meriem Rehaily ora è diventata “Sorella Rim”. La diciannovenne scappata da Arzegrande lo scorso mese di luglio è diventata un «soldato dell’esercito informatico» del Califfato di Abu Bakr al Baghdadi, «esperta nel campo della sicurezza» in rete. È entrata nella cosiddetta cyber-jihad.

Il papà di Meriem, la ragazzina arruolata nell'Is: «Mia figlia plagiata al telefono»

A dire il vero “Sorella Rim” ha fatto la sua comparsa in rete già dal mese di febbraio. Sono stati gli attivisti di Anonymous a scoprire che il misterioso hacker italiano che faceva propaganda nel web per conto del sedicente Stato Islamico era in realtà una donna. «Probabilmente una neo convertita, perché non parla un arabo corretto». Su Twitter era un pullulare di cinguettii a sostegno della misteriosa hacker. Lo stesso Anonymous, impegnato nell’antiterrorismo cibernetico, da sempre contro i sanguinari miliziani del jihad globale, ha sferrato vari attacchi a “Sorella Rim”. Ma quando quell’account è sparito, nel giro di pochi giorni è comparso @technicalisis.

Ebbene, i militari del Ros dei carabinieri hanno scoperto che “Sorella Rim” in realtà era Meriem Rehaily, la diciannovenne sparita da Arzergrande il 14 luglio scorso. La giovane esperta di informatica aveva iniziato a mettere le sue conoscenze a disposizione dell’Is già parecchi mesi prima della sua partenza. Del resto il papà Roudani, dal momento in cui è stato travolto da questa vicenda, non ha mai fatto mistero di aver visto la figlia ore e ore al computer nella sua camera da letto.

Nel Piovese, zona della provincia in cui Meriem ha trascorso gli anni dell’adolescenza, ora c’è chi non fatica a credere a questo suo impiego nelle fila dell’Is. Superato lo choc iniziale per il suo percorso di radicalizzazione, chi la conosce sa che è sempre stata un piccolo mago dei computer.

«A casa aveva una connessione internet e stava sempre al computer, soprattutto di notte» racconta un’amica. «Ricordo che quando è arrivata dal Marocco l’italiano non lo sapeva parlare ma con i computer era già bravissima. Deve avere imparato a usarli grazie a qualche parente».

Ha saputo farsi conoscere Meriem. Durante il suo percorso di fede, con chiamate via Skype o attraverso i forum in internet, è riuscita a diventare un punto di riferimento per quel mondo. L’11 febbraio scorso, per esempio, l’account @cosa13404 “Orgoglio di Hebron”, scrive in arabo a @technicalisis: “Potresti darmi un’idea e collaboriamo su come si fa una violazione, cioè essendo io sotto cura e senza lavoro chiedo ad Allah che mi utilizzi”. Un disoccupato chiede quindi a Meriem di essere impiegato al servizio del jihad. Le tracce lasciate nel web sono moltissime. Poco prima di partire per la Siria, sempre lei, ha stilato una lista con i nomi di alcuni ufficiali italiani delle forze dell’ordine: la famigerata killing list jihadista con dati anagrafici, numeri di telefono e indirizzi di casa. Indicava dieci ufficiali da uccidere. C’erano l’ex comandante generale dei carabinieri Leonardo Gallitelli, il questore di Firenze Raffaele Micillo ma anche volti meno noti della polizia, della guardia di finanza e perfino della municipale come Marisa Valentina Ruaro (comandante dei vigili di Laigueglia, un Comune in provincia di Savona) o il tenente dei carabinieri di Dolo Gabriele Favero.

Lo scorso mese di maggio si è scoperto che dietro quella lista c’era lei. E sempre in quel periodo ai carabinieri del Ros è giunta una importante conferma da parte dei servizi segreti spagnoli che nella loro attività hanno incrociato il nome della diciannovenne di Arzergande. L’hanno intercettata durante l’attività tecnica sul conto di un reclutatore algerino che avrebbe mantenuto contatti prolungati con lei. Dalle informazioni raccolte sembrava che stesse progettando la partenza dall’aeroporto di Venezia ma l’indicazione era errata. Il giorno 14 luglio Meriem se n’è andata prendendo un aereo a Bologna.

Enrico Ferro

e.ferro@mattinopadova.it

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova