«Un’isola di calore peggiora il clima in città Servono più spazi verdi»
«L’ondata di caldo di fine luglio è dovuta all’isola di calore. A Padova ci sono pochi spazi verdi, e quindi servirebbe una cintura verde che parta dal Basso Isonzo fino all’area compresa tra il Brenta e il Bacchiglione per migliorare la situazione e il clima». Lo rivela Legambiente.
Le altissime temperature che hanno interessato la città del Santo tra la fine del mese scorso e i primi giorni di agosto, secondo l’associazione ambientalista, non sono dipese quindi solamente dall’anticiclone africano e dai cambiamenti climatici, ma anche dalla conformazione della città e da un fenomeno tutto urbano definito “isola di calore”: «Certamente le origini dell’ondata di calore risiedono anche nei cambiamenti climatici, dovuti alla massiccia e rapida emissione di gas serra, ma c’è un fattore in più da considerare, che aumenta il caldo e l’umido soffocante di città come Padova, dove più di altre città mancano spazi verdi, mentre ci sono tante e ampie superfici asfaltate ed edificate» evidenzia Lucio Passi della segreteria padovana di Legambiente «e questi fattori, uniti al traffico, all’uso dei condizionatori e alla vicinanza di aree industriali, durante le ondate di calore aumentano ulteriormente la temperatura e creano un’isola di calore urbana, una cappa verticale sulla città, che aumenta la temperature via via che ci si sposta dalle aree rurali al centro urbano».
Soluzioni? «Per contrastare il fenomeno serve una cintura verde» risponde Passi «e infatti tutte le città che ce l’hanno c’è un clima più favorevole. Da anni Legambiente chiede che tale cintura parta del Basso Isonzo per poi estendersi ad un’area compresa tra Brenta e Bacchiglione. Altrettanto importante sarebbe l’intensificazione del verde minore, dai parchi urbani alle alberate. Se a Padova ci fossero più piante, più aree verdi, meno impermeabilizzazione del suolo, ci sarebbe più fresco». —
LU. PRE.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








