Universitari in corsia ora l’orario si timbra

Fine delle schermaglie e delle contrapposizioni: dal 15 marzo i professori universitari e i ricercatori che prestano servizio in convenzone con il Servizio sanitario regionale timbreranno il cartellino. Archiviato per sempre il vecchio sistema dell’autocertificazione, di cui Padova era l’ultimo baluardo in tutto il Paese: i dati sul tempo trascorso al lavoro in corsia saranno rilevati per via informatica e inviati in forma digitalizzata all’Azienda ospedaliera. Stessa regola vale anche per professori e ricercatori che prestano servizio allo Iov. L’inizio della rilevazione informatizzata della presenza giornaliera degli universitari a partire da mercoledì prossimo è stata comunicata direttamente dal rettore Rosario Rizzuto al direttore generale dell’Azienda Luciano Flor e al presidente della Scuola di Medicina Mario Plebani.
Nei mesi scorsi era stata la Regione a sollecitare l’introduzione del badge per certificare l’orario di lavoro di medici e ricercatori universitari in convenzione anche sulla scorta delle perplessità sollevate dalla Corte dei Conti. I giudici contabili, infatti, erano poco persuasi che l’autocertificazione demandata ai direttori di reparto non fosse il metodo migliore per rendicontare in maniera precisa e affidabile le ore di servizio. Ma gli universitari avevano alzato le barricate, non volendo rinunciare evidentemente a un sistema a cui ormai erano abituati, ma che altrettanto evidentemente - costituiva ormai un’anomalia.
Giungere alla composizione della diatriba fra Regione, Azienda ospedaliera e Università non è stata una passeggiata. A dare una sferzata alle trattative ci ha pensato a settembre il direttore generale dell’Azienda Flor, con la decisione di sospendere il pagamento dei turni di reperibilità e delle prestazioni extra a tutto il personale universitario. Il conseguente malcontento che si è creato tra medici e ricercatori ha persuaso tutti alla necessità di giungere a una soluzione.
«È stato scelto il sistema della timbratura tramite tesserino universitario» conferma il professor Plebani, «perché c’era l’esigenza di dare una risposta rapida all’Azienda e alla Regione. L’ipotesi dell’applicazione per smartphone collegata al Gps per rilevare la presenza sul luogo di lavoro è allo studio. Tramite la timbratura» precisa il presidente della Scuola di Medicina, «sarà rilevato l’orario dell’attività complessiva del medico o del ricercatore, mentre l’attività assistenziale sarà derivata dagli ordini di servizio». I malumori fra gli universitari sembrerebbero superati: «Il 21 febbraio abbiamo avuto un incontro nella Scuola di Medicina» sottolinea il professor Plebani, «durante il quale ci si è potuti confrontare sulla questione. Devo dire che la stragrande maggioranza dei colleghi non ha riserve sul fatto di dover timbrare. Qualche mal di pancia, come succede sempre quando ci sono dei cambiamenti, può esserci, ma non c’è alcuna paura dei controlli».
La comunicazione del rettore Rizzuto a Flor e Plebani risale al 3 marzo: «Con delibera del 28 febbraio» scrive Rizzuto, «il Consiglio di amministrazione dell’Ateneo ha approvato a decorrere dal 15 marzo 2017 l’avvio della rilevazione informatizzata dell’impegno giornaliero riferito alle attività assistenziali dei professori e ricercatori universitari in convenzione con il Servizio sanitario regionale, con modalità che rispettino pienamente l’inscindibilità tra funzioni didattiche, di ricerca e di assistenza». È nella stessa delibera del Bo che emergono i limiti del vecchio sistema: «Pur con tutti gli accorgimenti per ridurre le criticità, l’autocertificazione presenta oggettivi caratteri di complessità, comporta un notevole impegno in termini di tempo nonchè il rischio di incorrere in possibili errori».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








