Urina in strada, passante lo sgrida e viene pestato

CAMPOSAMPIERO. Preso a sberle, spintoni e botte da un nordafricano, probabilmente ubriaco, per avergli ricordato le regole della civile convivenza. Ha ancora male alla testa e alla schiena R.P., professionista del centro storico, quando racconta cosa gli è accaduto mercoledì alle 20.45 di fronte al Bar Castello: parla senza volersi mostrare pubblicamente per paura di ritorsioni a sè e alla sua attività.
«Stavo camminando tranquillamente sul marciapiede quando ho visto un ragazzo dentro la cabina del telefono che urinava rivolto verso l'angolo. Senza offendere lui né il suo amico, che lo aspettava fuori dalla cabina (entrambi erano nordafricani sui 35 anni, ndr), l'ho rimproverato educatamente e per tutta risposta mi sono preso una sberla dall'amico». L'osservazione di R.P rivolta al giovane che stava urinando, secondo cui sarebbero gli animali e non le persone a pisciare liberamente nei luoghi pubblici, ha mandato su tutte le furie l'altro: da lì è cominciata l'aggressione al malcapitato.

Almeno tre sberle; «poi ho cercato di difendermi», ricorda R.P., mentre dal bar arrivavano i soccorsi. «Per fortuna alcuni dei clienti nel locale mi hanno separato e portato al riparo dentro il bar, da dove poi ho chiamato i carabinieri di Cittadella». Non contento, l'aggressore, evidentemente sotto i fumi dell'alcol, è entrato nel bar urlando frasi minacciose : «Vi ammazzo tutti», «Italiani razzisti», «Stasera tutti al Due Palazzi». Poi la fuga in bicicletta mentre il compagno di bevute, esaurita l'impellente necessità fisica, si allontanava a piedi.
Giunti sul posto da Campodarsego, i militari dell'Arma hanno registrato le dichiarazioni dell'aggredito e dei testimoni, invitando R.P. a recarsi in Pronto soccorso per eventuali medicazioni. «Non sono andato all’ospedale, perché sarei stato lì fino alle 4 del mattino; purtroppo so come funzionano le attese», precisa l'aggredito, che quindi si è tenuto botte e dolori ed è tornato a casa.
Verso le 21.30 la situazione in piazza era tornata alla normalità. «Ma non si può andare avanti così», protesta il titolare del bar Castello Massimo Dionese. «Si tratta di giovani che si muovono da un bar all'altro, di giorno e di sera: servono più controlli, verifiche delle generalità, presenza delle forze dell'ordine: siamo di fronte al municipio, in pieno centro. La videocamera installata dalla Federazione del Camposampierese sopra il negozio non funziona, perciò ho deciso di piazzare un sistema di videoriprese privato e di prendere i provvedimenti per la nostra sicurezza (ho anche quattro dipendenti) e dell'attività», precisa Dionese. Il paradosso sono le cabine della Telecom: vecchie, inutilizzate e inutili, ma previste per legge nei centri, «mentre i ragazzi si siedono ai tavolini del mio bar e si connettono per ore alla linea wi-fi comunale», ricorda l'esercente.
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