Va in ospedale e viene rimandata a casa. Tre ore dopo partorisce una bimba morta

Si era presentata all'ospedale di Schiavonia perché pensava di essere prossima al parto. La procura apre un’inchiesta dopo la denuncia di una coppia: la prima visita conclusa con la diagnosi di falso travaglio
Schiavonia (PD), 17.11.2014 Trasferimento del pronto soccorso all'ospedale di Monselice a quello di Schiavonia, ph. Zangirolami. Nella foto: ingresso
Schiavonia (PD), 17.11.2014 Trasferimento del pronto soccorso all'ospedale di Monselice a quello di Schiavonia, ph. Zangirolami. Nella foto: ingresso

MONSELICE. Si era presentata nel Pronto soccorso dell’ospedale di Schiavonia perché, ormai alla trentanovesima settimana di gravidanza, aveva perdite ematiche e temeva di essere prossima al parto. Niente da fare: visita ginecologica e poi rispedita a casa.

Tre ore più tardi, un’altra emorragia e il ritorno di corsa in ospedale dove, stavolta, viene sottoposta a un taglio cesareo urgente di fronte alla diagnosi di un distacco placentare. Tutto inutile: la neonata (una bimba) nasce morta.

Ora la procura di Padova ha aperto un’inchiesta dopo la denuncia della giovane coppia di genitori residenti nell’Estense, tutelati dall’avvocato padovano Matteo Mion.



Una coppia distrutta da un dolore grande quanto era la gioia per l’arrivo del primo figlio. Eppure decisa a capire se quella tragedia era evitabile.

«Alla luce di quanto accaduto, il caso merita un approfondimento da parte della procura» sottolinea il legale della famiglia, l’avvocato Mion, «appare almeno il sospetto di una possibile responsabilità medica visto che il bimbo è nato morto al termine di una gravidanza regolare. È chiaro che qualcosa è andato storto e che il personale sanitario avrebbe dovuto essere più scrupoloso di fronte alle condizioni della gestante. In base ai pochi elementi che abbiamo a nostra disposizione, appare necessario da un lato un approfondimento della procura come abbiamo richiesto, dall’altro lato in sede civile sembrano esistere elementi di responsabilità medica tali da condurre a un importante risarcimento per una famiglia distrutta».

Il 27 novembre scorso alle 22.40 la mamma, 27 anni, si presenta nell’ospedale di Schiavonia: ha perdite di sangue e teme per la creatura che porta in grembo. Dal Pronto soccorso il trasferimento nell'Unità operativa di Ostetricia dove è sottoposta a una visita specialistica: alle 23.40 è dimessa con diagnosi di “falso travaglio” dopo una cardiotocografia esterna, esame che ha lo scopo di individuare precocemente stati di sofferenza fetale.



Il rientro a casa è tutt’altro che tranquillo. Tre ore più tardi l’emorragia si ripresenta. Nuova corsa in ospedale a Schiavonia: vengono riscontrate perdite ematiche e una riduzione dei movimenti fetali. La mamma è trasferita subito in sala operatoria per un taglio cesareo urgente che accerta «un distacco intempestivo della placenta». La bimba viene estratta ma non piange. Ogni manovra rianimatoria è vana e alla pediatra dell'équipe non resta che accertare la morte della piccola. Per i due giovani, ormai pronti a diventare mamma e papà, è una sofferenza enorme. Ma altrettanto forte è la volontà di capire se la morte della loro primogenita poteva essere evitata. E se durante la visita di controllo, in occasione del primo accesso in ospedale (un ospedale in gran parte dedicato purtroppo ai malati di Covid), è stato fatto tutto correttamente. Da qui la denuncia all’autorità giudiziaria con la richiesta di disporre tutti gli accertamenti, compresa un’autopsia sulla piccola neonata. Come se non bastasse,otto giorni dopo l’intervento la 27enne è stata costretta a ricorrere alle cure dell’ospedale (stavolta la Casa di cura Abano) per un ematoma sulle suture che le erano state praticate in seguito al taglio cesareo. «Questa coppia sta vivendo un vero e proprio calvario» ha concluso il legale Mion, «Oltre all’immane sofferenza per la perdita del proprio figlio, ora anche la mamma si trova a patire delle lesioni». —
 

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