Vertenza Tnt / Sciopero contro 850 licenziamenti, 300 solo a Padova

Seconda giornata di blocco totale delle attività in tutte le filiali e manifestazione nazionale con i sindacati a Torino, in campo anche i politici veneti

PADOVA. I lavoratori della Tnt Express hanno scioperato oggi contro il piano di riorganizzazione che prevede 854 esuberi in tutta Italia, di cui 300 solo nella filiale di Padova.

A Torino i lavoratori hanno manifestato davanti alla sede della Rai dove sono stati esposti molti striscioni: “Tutti maltrattati dalla Tnt”, “Lavorare meno lavorare tutti”, “Anche l’amministratore delegato è un esubero”.

Domani è previsto un nuovo incontro fra azienda e sindacati a Roma. Prima di andare davanti alla sede Rai i lavoratori avevano manifestato davanti alla sede di San Mauro. «Nell’incontro di ieri», spiega la Filt-Cgil Piemonte, «la Tnt Express ha solo messo sul piatto una ricollocazione di 170 lavoratori in tutta Italia tra quelli che volontariamente vorranno accettare di trasferirsi dalle filiali che chiudono a quelle più vicine. Ha annunciato inoltre che costituirà, forse a Torino, un polo per svolgere attività di data entry di tutte le filiali in Italia. Al momento questa attività di data entry è gestita dai soci lavoratori delle cooperative, quindi la Tnt ci annuncia altri esuberi in quelle attività che rappresentano il core business per un corriere espresso e che da tempo sono state esternalizzate con un notevole risparmio di costi e conseguente sfruttamento di lavoratori. La Tnt Express per la ricollocazione degli esuberi si è rivolta a una società di outplacement ma quanto costa questo servizio! Per noi questi soldi potevano essere risparmiati e investiti nello sviluppo della attività che ha visto la Tnt Express leader nel settore del corriere espresso».

La Filt-Cgil ribadisce che la Tnt «deve ritirare i licenziamenti«. «Sono molto alte le adesioni anche al secondo sciopero dei lavoratori per chiedere il ritiro del piano industriale».

È il bilancio della Filt Cgil in merito alla protesta di 24 ore di oggi, indetta unitariamente con Fit-Cisl e Uiltrasporti, dopo quella del 28 giugno scorso, sottolineando che «anche oggi si sono astenuti dalle attività la maggioranza dei lavoratori del corriere espresso e si sono tenuti presidi di fronte alle sedi delle filiali di tutta Italia ed alla sede della Direzione generale a San Mauro Torinese».

«Il confronto con l’azienda, proseguito nella giornata di ieri», spiega Giulia Guida, segretaria nazionale Filt Cgil, «continua a essere insoddisfacente perché l’azienda non accetta l’ottica della salvaguardia occupazionale ed inoltre le proposte aziendali al tavolo del confronto non vanno nella direzione del consolidamento dell’attività di Tnt nel nostro paese».

Secondo Guida, «complice di questa situazione è l’assordante silenzio del Governo che non sembra accorgersi della gravità del problema occupazionale diretto e di tutto l’indotto che comporta una forte contrazione delle attività nel nostro paese, anche a causa della scelta da parte del Gruppo multinazionale, di delocalizzare processi produttivi qualificati presso altri paesi».

«Domani », riferisce infine la dirigente sindacale, «riprende il confronto con l’azienda a partire dalla nostra richiesta di ritiro dei licenziamenti e dalla volontà sindacale di misurarsi su un rinnovato piano industriale che preveda anche il ricorso ai contratti di solidarietà o ad altri strumenti che garantiscano la tutela occupazionale».

«La vertenza va risolta nel più breve tempo possibile». Lo dichiara il segretario generale della Uiltrasporti», Claudio Tarlazzi. «Dovranno essere messe sul tavolo domani da parte dell’azienda proposte che consentano di evitare il peggio, con un piano di impresa che riduca da subito il numero degli esuberi dichiarati e utilizzare il periodo di accesso alla cassa integrazione in deroga per trovare le soluzioni che consentano di salvare tutti i posti di lavoro. Questo della Logistica, ed in particolare delle multinazionali nel campo delle spedizioni e dei servizi di corriere è un problema atavico che le vede operare utilizzando a dismisura forme di appalto e di contratti di servizio per tutta la movimentazione delle merci così come per la consegna dei prodotti ai clienti, basando questa logica di impresa sulla riduzione dei costi ma con conseguenze sul piano delle tutele e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Il problema, come in questo caso, diviene poi ancora maggiore quando oltre a chiudere le filiali per la diminuzione di marginalità economica, si decide di delocalizzare parte dell’attività diretta in paesi dell’est Europa».

Preoccupazione anche tra i politici veneti per il polo padovano della logistica. «La Giunta intervenga per evitare il licenziamento dei lavoratori delle filiali venete della multinazionale Tnt Express Italia». Questa la richiesta del consigliere regionale del Pd Piero Ruzzante, che ha presentato un’interrogazione. «Se si considerano le ricadute sulle attività dell’indotto (magazzino e distribuzione) il numero dei licenziamenti», evidenzia l’esponente Pd, «potrebbe salire a 3 mila unità». Ruzzante chiede che il governo veneto «faccia un doveroso pressing sia il ritiro dei licenziamenti nelle sette filiali presenti nella regione, sia per la presentazione di un piano industriale credibile che abbia come obiettivi l’incremento degli investimenti per l’adeguamento tecnologico degli impianti e il mantenimento dei livelli occupazionali complessivi e dell’intera filiera dell’indotto».

«Una chiusura inaccettabile e molto preoccupante su piano industriale e piano di licenziamenti. Bisogna intervenire a livello istituzionale per evitare il peggio: stiamo parlando di 100 posti di lavoro e altri 200 dell'indotto che rischiano seriamente di restare a casa. E' un prezzo troppo alto». Così il segretario regionale Udc Antonio De Poli interviene sulla decisione dell'azienda multinazionale TnT Express Italia di licenziare. «In Veneto parliamo di sette filiali TNT distribuite su tutto il territorio e quindi la preoccupazione è forte», mette in evidenza De Poli che chiede l'intervento dell'assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan «per riaprire un canale di dialogo tra sindacati e vertici aziendali». «Da quanto ci risulta», conclude De Poli, «c'è stata finora una netta chiusura da parte della TNT che sarebbe orientata allo smantellamento della presenza in Italia e, quindi anche nel Veneto, con un impatto occupazionale devastante per la nostra regione».

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