Via Bernina dice ok al muro: «Ma non siamo via Anelli»

I residenti approvano l’idea dell’amministrazione di un cambio dell’accesso. Il proprietario Funghi: «Provvedimento tampone ma serve una riqualificazione»

PADOVA. «Non chiamatelo muro. Via Bernina non è via Anelli. L’idea di modificare l’ingresso dell’area e portarlo in corso Tre Venezie è un inizio, ma sappiamo che non può essere la soluzione finale». L’umore che si respira alle spalle di via Annibale da Bassano non è più lo stesso. Il giorno dopo l’annuncio da parte dell’amministrazione di voler invertire l’entrata “murando” l’attuale, i residenti sembrano sollevati. E molti di loro puntano il dito solo contro il proprietario dei locali, Lorenzo Funghi.

La rivoluzione dell’accesso. Entro Natale chi vorrà entrare in via Bernina 18 dovrà farlo da corso Tre Venezie, dove verrà realizzata una strada d’accesso. Il cancello attuale invece verrà smontato, facendo spazio ad un muro che richiamerà simbolicamente quello di via Anelli, nonostante si parli di misure e contesti completamente diversi. Un’idea condivisa con comitati e residenti, per cercare di eliminare il degrado provocato dalla presenza di circoli privati aperti a tutte le ore, e dalla presenza di spacciatori.

La voce dei residenti. «Per la nostra parziale serenità questa è la scelta più intelligente, anche se a questo punto andrebbe chiusa anche via Tunisi», commenta Roberto Bertozzi, che lavora proprio a due passi da via Bernina. «Ma il problema è Funghi, perché non è possibile che quest’uomo affitti dei locali senza occuparsi minimamente di ciò che accade lì dentro. E mi auguro che l’amministrazione, oltre a costruire muri, si occupi di verificare se quei circoli abbiano tutte le autorizzazioni. Io ne dubito». La responsabilità della proprietà è sulla bocca di tutti: «Se iniziasse a concedere i suoi spazi ad altre realtà, probabilmente l’ambiente sarebbe diverso – evidenzia Giorgia Panizzo, presidente della neonata associazione “Le Mille e un Arcella” – Però il paragone con via Anelli non mi piace affatto, perché è una realtà completamente diversa, dove vivono famiglie di diversa nazionalità e perfettamente integrate. I problemi esistono da sempre, e quando c’era la discoteca (Pachuca, chiusa nel 2013, ndr) la situazione era identica, ma cambiava solo il fatto che a frequentarla erano studenti». «Il fatto che via Bernina torni ad essere d’interesse pubblico è fondamentale – ha ribadito Paola Bortoletto, che abita a pochi isolati da via Bernina 18 – È un progetto tampone ma migliorativo perché evita il via vai. Ovvio che poi va resa di nuovo attraente e appetibile l’area, di cui comunque la proprietà dovrebbe rispondere, senza lasciarsi orientare solo dal profitto». Non tutti però vedono l’idea come un passo in avanti: «È un progetto malsano, perché si chiude tutto ma si lascia il marcio all’interno» dice un altro residente.

La proprietà e il progetto Sarto. «Resto veramente perplesso davanti al dramma che stanno costruendo i miei vicini – è la risposta del proprietario dell’area Lorenzo Funghi, che all’interno ha anche il suo ufficio – Gli spacciatori lì ci sono da sempre, e comunque gli episodi mi sembrano abbastanza isolati. Non nego il problema, e l’idea di cambiare ingresso mi trova d’accordo, ma se si volesse intervenire seriamente bisognerebbe attuare una completa riqualificazione». Ed un progetto già ci sarebbe, ossia quello di Antonio Sarto, elaborato nel 2013 su richiesta dell’allora sindaco Ivo Rossi: «È arrivato il tempo di far rientrare quell’area nella parte integrante del centro», osserva Sarto, che da Borgomagno fino a via Bassano aveva immaginato (e progettato) una fascia pubblica con negozi, una piazza coperta e un parco.
 

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