Viaggio nelle tangenziali: «Slalom tra le buche, un colabrodo»

PADOVA. Per automobilisti e scooteristi le condizioni degli anelli della tangenziale sono questioni di vita o di morte, la loro naturalmente. In particolare i corsi Esperanto, Kennedy e I° Maggio sono una groviera di voragini e crateri che obbligano a una sgradevole esperienza di rally. Il risultato è che gli automobilisti che per lavoro percorrono tutti i giorni il lungo tratto sud-est scendono dai propri mezzi amareggiati e con le schiene doloranti. Circostanza che spiega le invettive furiose contro palazzo Moroni, chiamato a gestire la manutenzione della strada.
La rabbia al volante. «Che ne pensa l’Amministrazione comunale di investire 50 milioni di euro per mettere in sicurezza la tangenziale invece del nuovo auditorium?» chiede Roberto Moneta, giovanissimo esponente del Pdl ma, soprattutto, automobilista costretto a percorrere la tangenziale sud-est. Con lui un piccolo esercito bellicoso, ognuno seduto al volante della sua auto e con una sfilza di indici da puntare: «Corso Argentina e corso Primo Maggio fanno un’unica piscina fra buche e asfalto di scarsa qualità» dice uno, «Quando piove la già poca visibilità è messa a dura prova» e ancora: «Guai a pigiare sull’acceleratore oltre i 60 chilometri all’ora (benché il limite in tangenziale sarebbe a 90), le vetture di nuova generazione innescano automaticamente i sistemi di sicurezza come antisbandamento perché il rischio “acquaplaning” è elevato».
«Sono necessari un buon asfalto drenante», scandisce Moneta, «nuovi guard rail a norma, una cartellonistica migliorata e segnalatori anti nebbia». Pioggia, gelo e neve fanno il resto e il rally è garantito.
Percorso di guerra. Le buche sono profonde fino a dieci centimetri (misurati grazie all’ausilio di una biro che sprofonda oltre la metà); alcune sono larghe fino a mezzo metro, altre lunghe un metro e mezzo. Il tratto più dissestato e più pericoloso è corso Esperanto fino al congiungimento con corso Kennedy.
Tra una sponda e l’altra si perde, letteralmente, il conto degli squarci e, forse, anche la fiducia nelle sospensioni. I pertugi che divaricano il manto stradale sono disseminati su tutte le corsie, compresa quella di sorpasso. Il risultato è che chi si avventura in un sorpasso deve fare i conti con la depressione della strada che si rivela una trappola insidiosa.Il saliscendi inoltre mette a dura prova anche la schiena di chi condivide l’abitacolo. Se si potesse interrogare il proprio fondoschiena a fine corsa, la sentenza sarebbe assicurata e imperiosa: riposo assoluto. Non va meglio per i guard rail: alcuni tratti sono incavati finendo addirittura dall’altra parte della carreggiata. È probabile che dopo violenti impatti nessuno sia intervenuto a ripararli.
Da nord a sud. Il risultato è piuttosto chiaro: la parte nord-ovest (corso Australia e corso Boston), di competenza di Veneto Strade, e dunque della Regione, sono un velluto d’asfalto che assomiglia più a un’autostrada che a una semplice tangenziale. Dunque promossi a pieni voti. L’altro tratto, quello sud-est, che con i corsi Esperanto e Kennedy raggiunge la zona industriale e con corso Argentina e I° Maggio entra direttamente in città dalla Guizza e Salboro, la sufficienza proprio non la raggiunge, avvicinandosi di più a un “non classificato”: la manutenzione è davvero urgente.
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