Vigile padovano arrestato a Verona con 5 chili di hashish

Bloccato al casello di Verona sud con la droga nell’auto. Si tratta di Giovanni Courrier, 53 anni, catanese, residente a Ospedaletto Euganeo ma appartenente al Comando di Padova. Resta in carcere: l’ex moglie rifiuta di ospitarlo ai domiciliari
BARON - CONFERENZA QUESTURA PER ARRESTO SPACCIATORI.
BARON - CONFERENZA QUESTURA PER ARRESTO SPACCIATORI.

Cinque chili di hashish nascosti in un borsone sistemato dietro al posto di guida. Al volante dell’Opel Meriva, un vigile urbano del Comando di Padova, Giovanni Courrier, 53 anni, catanese, residente a Ospedaletto Euganeo dopo la separazione dalla moglie che vive in città. Immediato l’arresto per detenzione di sostanze stupefacenti a scopo di spaccio: con lui è finito in manette pure l’amico che stava seduto al suo fianco, Giuseppe Saccà, conterraneo, 35enne di Verona. Quest’ultimo si è assunto la responsabilità del trasporto e, dopo qualche giorno in cella, ha ottenuto gli arresti domiciliari tutelato dall’avvocato Gianpaolo Cazzola. Anche Courrier avrebbe potuto beneficiare dei “domiciliari”. Ma la moglie ha detto «no», opponendo un fermo rifiuto a ospitare l’ex marito che è rimasto nel carcere scaligero di Montorio dove si trova una sezione speciale riservata agli appartenenti alle forze dell’ordine. Non è l’unico guaio giudiziario per il vigile che risulta indagato dal pubblico ministero padovano Benedetto Roberti nell’ambito di un’indagine su un giro di patenti false: poco più di un mese fa gli uomini della Squadra mobile si erano presentati nel suo appartamento – in cui vive con la compagna tedesca – con un decreto di perquisizione. Sarebbero stati gli stessi colleghi a coltivare alcuni sospetti subito segnalati dal Comando della Polizia municipale in procura.

L’arresto. Sabato ore 15, casello di Verona sud. Un’Opel sta avvicinandosi all’uscita dove sono in attesa due pattuglie della polstrada. I poliziotti sono ben organizzati sapendo che, in quell’auto, potrebbe esserci un “pacco” importante. L’auto è fermata e basta un’occhiata nell’abitacolo: la borsa, infilata tra il sedile posteriore e lo schienale del conducente, viene aperta e spuntano 5 panetti di hashish, da un chilo ciascuno, avvolti nel cellophane. La droga è sequestrata, mentre per i due scatta l’arresto. Gli investigatori perquisiscono l’abitazione di Saccà dove scoprono altri 4 etti di droga (hashish o marijuana, è da accertare), 25 grammi di cocaina, un bilancino, del cellophane, una pistola calibro 9 clandestina e un caricatore con proiettili.

La difesa. Davanti al gip veronese Isabella Cesari, che ha convalidato i due arresti, si sono difesi sia Courrier che Saccà, assistiti entrambi dal penalista Cazzola. Il vigile ha insistito sul rapporto di amicizia e solidarietà che lo lega all’amico, siciliano come lui e invalido (privo di una mano, ha la protesi), sostenendo di non aver mai saputo nulla della droga. Ha raccontato di aver fatto un favore a Saccà che avrebbe procurato l’auto, accompagnandolo a Milano per una visita (l’Opel non è intestata a nessuno dei due). Saccà ha confermato la versione, raccontando che non era consapevole del rischio fatto correre a Courrier. E ha spiegato di aver bisogno di soldi. Intanto l’inchiesta va avanti coordinta dal pm veronese Isabella Cesari.

Il vigile. L’agente Courrier risulta sospeso di fronte al provvedimento restrittivo della libertà. Sarà pure aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Pochi giorni fa, dopo la perquisizione della Mobile, il Comando gli aveva imposto la restituzione dell’arma ma non lo aveva trasferito ad altre funzioni per scelta: è rimasto a lavorare negli uffici attività economiche, addetto al controllo dei pubblici esercizi ma “sotto osservazione”, sempre in divisa e in coppia con un collega. Il 53enne era arrivato in città in seguito alla mobilità, lo scambio del posto con un collega siciliano che voleva tornare a casa. Si era trasferito qui con moglie e figli, poi la separazione e i problemi economici aggravati da uno sfratto.

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