Zaia: «Per il Veneto 38.000 dosi a settimana, tutto pronto anche per la seconda fase»

TREVISO. Una fiala di vaccino tra pollice e indice, tenuta stretta perché non cadesse, ma con massima attenzione affinché non si scaldasse. «Ecco, di queste ne arriveranno in Veneto 38 mila a settimana a partire dai prossimi giorni».
Il presidente del Veneto Luca Zaia è partito come di consueto dai numeri, ma in questo momento non si poteva fare altro. L’entusiasmo per la prima iniezione di vaccino non poteva celare le domande sul “come” si procederà d’ora in avanti. «Si inizierà a giorni» ha spiegato il presidente, «attendiamo 120-140 mila dosi che dovranno essere somministrate in un doppio turno (vaccino e richiamo) per coprire 30 mila operatori sanitari, e circa 30 mila anziani ospiti delle Rsa. L’arrivo settimanale di circa 38mila fiale darà il via ad una ridistribuzione sul territorio cui farà seguito l’immediata inoculazione. Solo chiusa questa prima fase, personalmente, tirerò un sospiro di sollievo».
Dalla tragedia all’immunità
«Ringrazio uomini e donne che lavorano nella nostra sanità», ha voluto sottolineare Zaia presenziando al Ca’ Foncello di Treviso alla prima vaccinazione per l’Usl 2. «La sanità vive un momento non facile, la pressione è forte ma va ricordato a tutti che i nostri ospedali prendono in cura tutti i malati, e questo grazie a un lavoro ciclopico fatto in tutti questi mesi durante e dopo la prima ondata».
Impossibile evitare di parlare del “caso Veneto”, regione prima modello di efficienza, ora incognita sanitaria per numero di decessi e contagi. «Qui ci sono stati 6.000 morti» ha detto Zaia, «un bilancio tragico, da fantascienza catastrofica, ma nel rapporto con il numero degli abitanti il Veneto non è primo in lista. La sanità ha dimostrato la sua eccellenza e ora sono convinto raggiungeremo l’immunità di gregge».
Sottolinea che la percentuale di vaccinati (65%)necessaria ad arrivare a questo stadio, «verrà raggiunta anche senza l’apporto di tutti (stoccata ai tanti no-vax, ndr), chi si vaccinerà saprà che lo farà per sé e per gli altri». Zaia conferma che verrà rilasciato un patentino, o che comunque la vaccinazione – una volta fatta – sarà facilmente dimostrabile «a vantaggio di una economia e di un mercato di movimenti che deve ripartire». E spiega: «serve un richiamo dopo 21 giorni, ma uno studio su 44 mila pazienti dimostra come le curve di infezione tra i vaccinati crollano al dodicesimo giorno. E il Veneto è pronto a gestire anche la seconda fase della vaccinazione, quella che uscirà da Rsa e ospedali».
Veneto, bergamo e i parametri
I dati sul contagio in Veneto pesano, lo ha ammesso lui stesso, ma «non siamo Bergamo» ha sottolineato ieri 27 dicembre facendo ben presente la capacità di ospedalizzazione e l’efficienza del tracciamento («che ha portato anche all’aumento dei dati sul contagio»). Detto questo Zaia ha ammesso di attendere con ansia i risultati di questo periodo di lockdown sottolineando come fino ad oggi. Serviva prima? «La zona gialla non la decido io, lo fa un algoritmo e i 21 parametri» che, «stante la situazione» ammette il presidente «dovrebbero essere rivisti». Critiche alla stessa divisione in zone ritenuta poco incisiva. —
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