Zampieri & C, processo subito
Alla sbarra a gennaio per associazione a delinquere

GIP. Paola Cameran, il magistrato che ha disposto il processo immediato
Associazione a delinquere finalizzata alla falsità materiale commessa in privato, omesso versamento di ritenute previdenziali e assistenziali e evasione fiscale. Il gip Paola Cameran ha fissato per il 17 gennaio 2011 il giudizio immediato chiesto dal pm Orietta Canova per l'imprenditore Willi Zampieri, la consulente del lavoro Patrizia Trivellato e il commercialista Paolo Sinagra Brisca.
I tre avevano messo in piedi un'associazione capace di drenare 30 milioni di euro all'Erario, falsificando i documenti contabili di decine di coop del settore delle logistica con un migliaio di addetti (a cui non versavano i contributi). Soldi riciclati in attività economiche e immobili. Nel settembre scorso il business milionario è stato spezzato dalla Guardia di Finanza di Padova del colonnello Ivano Maccani che per più di due anni (l'inchiesta porta la firma del pm Orietta Canova) ha seguito le tracce contabili della banda. All'epoca in cella (poi scarcerati) finirono Zampieri (ora ai domiciliari), 40 anni, ex camionista e ora imprenditore della logistica, presidente del SaonaraVillatora calcio, nato a Dolo, residente a Noventa Padovana (Noventana) in via Argine Sinistro Brenta 5, ma di fatto domiciliato in via Bachelet a Saonara (ex via Roma 103) e Sinagra Brisca, 62 anni, commercialista con studio in via Facciolati 132 (sede della CoGeTec) e residente in via Panzacchi 11 (alla Guizza) e la Trivellato, consulente del lavoro con studio in via San Crispino 72 e residente in via Facciolati 35/2. Questi ultimi due hanno l'obbligo di dimora. Ventuno, gli indagati. Decine le perquisizioni fatte in Veneto, Piemonte, Toscana ed Emilia Romagna all'atto degli arresti. Vennero sequestrate azioni di 14 società, 80 conti correnti bancari e postali, 600 mila euro in contanti, terreni e fabbricati per un controvalore di 18 milioni. Tra le quote societarie e i conti correnti posti sotto sequestro ci furono anche quelli della Free West srl, società riconducibile a Zampieri che gestisce in franchising le birrerie-ristoranti con insegna Old Wild West che hanno sede ai Cinecity di Limena (via Breda) e di Silea (via Porto), e la Green Line, società immobiliare con sede a Saonara in via Lago 76. Secondo l'accusa anche attraverso queste due attività la banda riciclava il denaro sottratto all'Erario (accertate finora 14,5 milioni di omesse contribuzioni Inps, 13,8 milioni di omesse dichiarazioni ai fini dell'Ire, oltre a 2,2 milioni di Iva non pagata). Soldi incassati dalle decine di cooperative intestate a prestanome che nascevano e morivano a seconda delle esigenze. Il sistema era talmente semplice da risultare finanche banale. Zampieri, attraverso un consorzio vinceva gli appalti della logistica (grazie ad un ribasso che sbaragliava la concorrenza) e poi affidava i lavori alle decine di coop (tutte con sede in corso Stati Uniti 18/b) i cui lavoratori venivano pagati in nero, mentre i documenti contabili (versamenti Iva e contributi) delle stesse venivano falsificati in maniera quasi perfetta.
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