Il presidente del Porto di Venezia: «La Zls funziona, il governo la estenda a Padova e Verona»

La proposta del presidente del Porto Matteo Gasparato alla comunità istituzionale sulla Zona logistica semplificata: «Così si intensificherebbero i rapporti tra le tre aree e si supporterebbe l’insediamento di nuove aziende che non possono trovare spazio a Porto Marghera»

Francesco Furlan
Matteo Gasparato, presidente dell’Autorità di sistema portuale di Venezia e Chioggia
Matteo Gasparato, presidente dell’Autorità di sistema portuale di Venezia e Chioggia

Ci sono voluti quasi 7 anni per portarla a casa, tra Venezia e Rovigo. Era il 2018 quando Vincenzo Marinese – oggi vice presidente nazionale di Confindustria e all’epoca a capo degli industriali veneziani – decise di fare della costituzione di una Zona economica speciale (Zes) poi diventata Zona logistica semplificata (Zls) la priorità del suo mandato.

La piena operatività è arrivata nel 2025. Oggi l’idea del presidente del Porto di Venezia, Matteo Gasparato, è di estendere la Zona logistica semplificata (Zls) a Padova (dove c’è l’Interporto) e a Verona, facendo perno sul polo logistico della Marangona.

Il sistema portuale di Venezia genera economia per 15 miliardi l’anno

«Allargare la Zls a Padova e Verona permetterebbe di intensificare i rapporti tra le tre aree e supportare l’insediamento di nuove aziende che non possono trovare spazio a Porto Marghera, per me si tratta di un’idea molto importante», dice il presidente dell’Autorità portuale che è veronese e arriva proprio dal Consorzio Zai - Quadrante Europa.

«Penso al caso della Zona logistica di Genova, che si spinge fino al Piemonte». Una zona logistica la cui denominazione, non a caso, è Zls di “Porto e Retroporto di Genova” e comprende le aree ricadenti nei sette Comuni piemontesi di Rivalta Scrivia, Arquata Scrivia, Novi Ligure, Alessandria, Castellazzo Bormida, Ovada e Belforte Monferrato. «Si tratta di un provvedimento di natura nazionale, noi possiamo fare la proposta, ma poi spetta al governo decidere».

La proposta è stata lanciata. E ora bisognerà capire l’effetto che fa anche se, tra gli ospiti dell’incontro, il senatore di Fdi Raffaele Speranzon, seduto al banco dei relatori, ha confermato il suo impegno per «far capire che il porto di Venezia è strategico per tutta la regione». Per fare un esempio: «Quando parlo con i colleghi del Friuli Venezia Giulia non hanno alcun dubbio nel presentare il Porto di Trieste come il porto della Regione, e la stessa cosa dovrebbe valere anche per noi».

Un sostegno che Speranzon ha garantito anche rispetto al percorso della riforma dei porti e alla costituzione della Porti d’Italia Spa; una riforma che suscita molti dubbi tra gli operatori portuali soprattutto per la gestione delle risorse e gli investimenti nelle infrastrutture con decisioni che saranno sempre più prese a Roma. Tornando al dibattito sulla Zls: la partenza su Venezia e Rovigo è stata lenta ma i primi risultati sembrano arrivare.

Nel 2025, attraverso le procedure semplificate della Zls, sono transitati investimenti per 260 milioni. Sono due le gambe sulle quali cammina la Zls: il credito d’imposta per gli investimenti compresi tra i 200.000 euro e i 100 milioni di euro nella misura massima del 30% per impianti, macchinari, attrezzature o immobili. E la semplificazione delle procedure amministrative, con l’introduzione dell’Autorizzazione unica. Nei 12 mesi del 2025 sono state rilasciate dall’Autorità portuale venti autorizzazioni che hanno generato un valore di investimenti pari a 260 milioni di euro in opere e macchinari. Progetti proposti da aziende come Dekal, Sapio, Niche Fusina Rolled Products, Simic o Veneta Cementi.

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