Hirst, un gigante sul Canal Grande

È una sorta di contemporanea rivisitazione del gruppo del Laocoonte, tra il kitsch e il dissacrante, il “cicchetto” - come l’ha definito il direttore di Palazzo Grassi Martin Bethenod - con cui l’artista britannico Damien Hirst ha scelto di risvegliare gli “appetiti” degli interessati in vista della sua grande e misteriosa mostra che si inaugurerà sabato, a cura della Fondazione Pinault, occupando per la prima volta interamente per un solo artista gli spazi dello stesso Palazzo Grassi e di Punta della Dogana.
Si tratta di una gigantesca scultura in bronzo scuro - “The fate of a banished man” è il suo titolo, “la sorte di un uomo esiliato” - alta poco meno di otto metri e già esposta, su un basamento di marmo, di fronte alla porta d’acqua di Palazzo Grassi che si affaccia sul Canal Grande. Raffigura un uomo a cavallo - richiamando così anche i monumenti equestri - che sta per essere divorato da un serpente marino, già pronto su di lui con la bocca spalancata, mentre lo avvolge con le sue spire, proprio come la scultura classica del gruppo del Laocoonte.
Ma di classico in realtà la scultura di Hirst non ha nulla, e sembra piuttosto una parodia degli stilemi del passato a cui pure allude. La scultura avrà un “gemello” - ancora misterioso - che spunterà alla Punta della Dogana.
Perché mistero e stupore sono gli ingredienti su cui Hirst ha puntato soprattutto per il suo progetto “Treasures from the Wreck of the Unbelievable” (“Tesori del relitto dell'Incredibile”). “Unbelievable” sarebbe anche il nome del relitto da cui sono estratti dal fondo marino i “tesori” che l’artista esporrà a Venezia, frutto di un lavoro di circa dieci anni: in tutto circa 200 opere inedite - dalle teste di Medusa ad altre sculture ancora da scoprire - che saranno articolate in vario modo nelle due sedi espositive veneziane.
Hirst si aggira già da gennaio in laguna - come ha spiegato Bethenod ieri - per preparare la sua doppia esposizione. Con la quale artista neopop britannico, che ora cerca il rilancio sul mercato - dopo un certo appannamento delle sue quotazioni, dovuto anche alla scelta autarchica di mettere da solo all’asta per le sue opere, “bypassando” mercanti e galleristi. Niente più installazioni macabre, scandalose, kitsch o pulp, questa volta, dove animali, oggetti, scheletri e fiori sono decontestualizzati e trattati con la stessa straniante e dissacratoria freddezza. Questa volta l’arte arriva dai fondali marini e scopriremo presto se il gioco vale la candela. (e.t.)
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