Il grande labirinto del nostro cervello dove nomi e numeri a volte si smarriscono

Perché Einstein era un genio mentre molti cervelli non vanno d’accordo coi numeri? E perché ci dimentichiamo i nomi delle persone? Ne parlerà oggi e giovedì Carlo Semenza, professore di Clinica Neurologica, Università di Padova, in occasione della Settimana Mondiale del Cervello (11-17 marzo), una sfida globale lanciata dalla Dana Alliance for Brain Initiatives per focalizzare l’attenzione sulle scienze di quest’organo meraviglioso e ancora poco conosciuto. Tanti gli argomenti in discussione nella Settimana curata dall’Università; alcuni, certamente, più curiosi e più vicini alle domande che tutti, prima o poi nella vita, ci facciamo.
Circuito matematico
Il professor Semenza, dunque, mostrerà a un gruppo di studenti cosa fa il cervello per svolgere i compiti mentali che hanno a che fare coi numeri: contare, fare operazioni, richiamare alla mente le tabelline. Spiegherà come genitori e insegnanti possano accorgersi se un bambino ha difficoltà specifiche con la matematica. Parlerà, quindi, del cervello di Einstein, che aveva un lobo parietale molto più complesso del normale, con forti connessioni con il resto del cervello. Stava in questo la sua genialità? Non è escluso.
Ma le ragioni per cui molti cervelli non vanno d’accordo coi numeri non sta nel fatto che manchino loro delle connessioni, piuttosto si crede esista una specie di “senso del numero”, e cioè una capacità matematica di base, che abbiamo acquisito con l’evoluzione e ci portiamo dentro, e che qualche volta nasce lievemente deficitaria. «Come ci sono i dislessici dell’età evolutiva» spiega Semenza «così esistono i discalculici dell’età evolutiva, e cioè ragazzi che faticano ad apprendere la matematica, con un incidenza sulla popolazione che arriva al 5%. Non è poco, ma sono disturbi che si possono diagnosticare abbastanza presto grazie a una serie di compiti mentali che mostrano il difetto di questo senso dei numeri».
Nonostante questo senso innato per i numeri, in ogni caso, c’è chi ne ha paura. Persone anche matematicamente dotate possono sviluppare un’ansia particolare per la matematica, e l’origine di questa reazione non è, secondo Semenza, ben studiata, mentre lo sono i danni che fa. Molto importante è invece sapere che si può fare qualcosa in famiglia per rendere i bambini più sicuri coi numeri. «Abbiamo dimostrato che imparare ad avere a che fare con i numeri, giocando coi giochi da tavolo, andando a far la spesa con il papà e la mamma, porta a una familiarizzazione coi numeri che, una volta a scuola, può esser messa a profitto della matematica vera».
Anna e l’astrolabio
E se invece di avere problemi coi numeri, fatichiamo a ricordare i nomi delle persone? Di questo il professore parlerà all’Archivio Antico del Bo giovedì alle 17. Intanto ci basti sapere che dimenticare i nomi propri non è sinonimo di malattia. I nomi propri come “Anna”, “Carlo” o “Padova” indicano entità individuali con descrizioni specifiche. Non hanno sostituti o sinonimi, ma soprattutto il meccanismo che ne sottende la formazione è molto diverso da quello di formazione e uso dei nomi comuni come “cavallo”. È anche per questo che sono più difficili da ricordare. Ma come si spiega? Non è facile. Ci son persone che non hanno regole specifiche per richiamare i nomi propri, mentre richiamano perfettamente i nomi comuni. Sembra inoltre che il fenomeno non si spieghi con la frequenza d’uso: ci sono persone che ricordano nomi comuni ma difficili come “esegesi” o “astrolabio”, ma non ricordano “Anna”. Inoltre i nomi propri potrebbero aver più bisogno di ossigeno per essere richiamati alla memoria, come dimostrano alcuni esperimenti. «Abbiamo capito che un’area cruciale del cervello è la parte anteriore del lobo temporale sinistro che però non racconta tutta la storia. Probabilmente il circuito che sottende ai nomi propri è molto più complesso». Quindi dimenticare i nomi non deve farci preoccupare. «I nomi propri sfuggono fisiologicamente dopo i 65 anni. Succede a tutti. Diventa problema se si dimenticano le informazioni associate a quei nomi. Potrebbe essere un segno precoce di un Alzheimer iniziale». —
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